Idee

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“Ma cosa ti salta in testa?”
“Micro-trolls, naturalmente”
(Dylan Dog 41, 
Golconda!)

“Ma dove prendi le idee?”
È probabilmente la domanda che chi scrive – o in generale si occupa di qualcosa di creativo, nel tempo libero o per lavoro – si sente rivolgere più spesso.
Da tempo si è sviluppata tutta una casistica di risposte più o meno spiritose e sarcastiche:

In the beginning, I used to tell people the not very funny answers, the flip ones: ‘From the Idea-of-the-Month Club,’ I’d say, or ‘From a little ideas shop in Bognor Regis,’ ‘From a dusty old book full of ideas in my basement,’ or even ‘From Pete Atkins.’ (The last is slightly esoteric, and may need a little explanation. Pete Atkins is a screenwriter and novelist friend of mine, and we decided a while ago that when asked, I would say that I got them from him, and he’d say he got them from me. It seemed to make sense at the time.)
Neil Gaiman

Risposte che poi, più seriamente, confluiscono tutte nel più onesto “arrivano”.
Effettivamente, è un concetto un po’ difficile da immaginare se non si ha questo tipo di forma mentis, ma per certe persone, chi più chi meno, è così. Ogni tanto, i tuoi neuroni vanno per i fatti loro, una sinapsi si attacca a un’altra, succedono alcune cose chimico-elettriche nel tuo cervello e, ops, ti trovi con qualcosa dentro la testa che prima non c’era.
Poi, certo, esistono dei trucchetti per stimolare questo fenomeno.
Il più efficace è quello di domandarsi “… e se?”.
Ha funzionato così con L’isola del Teschio (“… e se dei pirati fossero sulle tracce di un tesoro ma… (e a questo punto se avete letto la storia sapete quali sono i se, se non l’avete letta non vi rovinerò certo le sorprese)“, ha funzionato così con Gatto e Libertà (“… e se quel personaggio storico lì… (di nuovo, c’è chi sa e c’è chi ha la fortuna di poterlo ancora scoprire)“. Una volta con un amico abbiamo iniziato a domandarci “e se il G8 di Genova si fosse svolto a Paperopoli, coni personaggi dei fumetti Disney?”; il risultato è Paperino e Paperoga contro il G8.
Un buon “… e se?”, insomma, è come il granello di sabbia giusto in un’ostrica, attorno al quale si sviluppa una bella perla. O meglio, i cristalli di zucchero su un bastoncino che, se immersi nella giusta soluzione alla giusta temperatura, danno vita a formazioni bellissime (e buonissime)

Il problema, però, è che salvo casi fortunati, l’idea non ti arriva in testa nella forma di una storia compiuta dall’inizio alla fine. Più spesso, l’idea è un piccolo grumo di senso: può essere una frase, un’immagine, un personaggio, una situazione. Quasi mai è una trama che va da A a B e poi a C, magari fino a D per poi chiudersi elegantemente tornando ad A.
A questo punto entra in gioco un’altra capacità: quella di avere una piccola parte del cervello che, qualsiasi cosa tu stia facendo, lavora in background e rimugina su quello che hai a disposizione. Senza quasi che tu non te ne accorga, come un client torrent che scarica, magari a 4 kb/s un film enorme mentre tu fai dell’altro. E poi a un certo punto, TING!, ha fatto.
Questo per dire, per esempio, che ho capito come dovevo chiudere l’ultimo atto di Gatto e Libertà una sera, tornando dal lavoro, mentre scaricavo la bicicletta dal treno ed ero attento unicamente a come completare l’operazione senza ammazzare nessuno. E, nelle settimane precedenti, lo stesso era successo per diversi altri snodi della trama: a volte le soluzioni ti vengono in mente mentre scrivi, altre volte quasi da sole, mentre hai smesso di pensarci.
E, come dicevano quelli, è una specie di magia.