Ognissanti – un inedito di Carlo Cane

IMG_0449.JPG

È buio.
Il lampione di questo vicolo non funziona mai, perché il Comune è discreto e non vuole disturbare quelli che pisciano nell’angolo.
Di solito evito di passare di qui, perché non ho del Vicks da mettermi sotto le narici come nell’autopsia del Silenzio degli Innocenti, ma si risparmia un po’ di tempo. E poi basta che mi tappi il naso. Forse.
A passo di carica, percorro il vicolo, con gli occhi ben fissi per terra: il contatto della scarpa con qualcosa di organico è un rischio reale. Può essere cacca o può essere un topo morto. O magari uno che dorme: ormai sono così sfrontati che bivaccano per la pubblica via.
Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.

Soprattutto l’ultima.
Il vicolo sbuca alle spalle del coro della vecchia chiesa. Qui un lampione c’è, ma deve averlo posizionato uno che faceva la fotografia dei film di Dario Argento, perché la sua luce itterica, eroico baluardo dell’epoca delle lampadine a incandescenza, serve solo a fare risaltare le ombre di questo pezzo di medioevo sopravvissuto a tutto. El siglo de oro, gli sventramenti, la guerra, la speculazione edilizia, le Colombiadi, la Capitale Europea della Cultura, il G8, Luca Bizzarri presidente della Fondazione di Palazzo Ducale.
C’è persino una lieve nebbiolina, tanto per rendere più inquietante il tutto.
Mi faccio coraggio, che con tutto quello che mi è successo da quando ho avuto quella bella idea questa primavera un angolo di Genova un po’ inquietante dovrebbe essere la mia ultima preoccupazione, e tiro avanti.
È solo quando volto l’angolo che mi rendo conto che forse, invece, proprio per tutte le cose che mi sono successe dovrei sapere che le cose brutte succedono. E succedono a me.
Il primo che vedo è vestito con una lunga tunica e ha una spada conficcata nel cranio. Sorride. Di fianco a lui ci sono due donne. La prima ha il volto insanguinato, due buchi neri al posto degli occhi. Nella mano destra tiene un piattino, sul quale sono appoggiati gli occhi che le mancano. L’altra donna ha la veste sul petto insanguinata, i capelli lunghi davanti al volto. Lei regge un vassoio sul quale riconosco la forma di due seni femminili. Un altro uomo, più dietro, ha la pelle del volto carbonizzata, solcata da profondi segni rossi. Un altro si regge gli organi interni, che stanno sfuggendo da uno squarcio sulla pancia. C’è una donna senza testa sul collo: la tiene sotto braccio e da quello che resta del collo cola qualcosa di biancastro.
Ora, capitemi. Faccio il portiere di notte in un albergo da un mese. I miei ritmi circadiani sono andati completamente a ramengo, non capisco più quando sono sveglio e quando no. In più sono di corsa, è più la sorpresa di essermi trovato davanti qualcuno all’improvviso che non la paura in sé.
È per questo, e solo per questo, che grido come una ragazzina di quelle proprie paurose, un urletto strozzato in gola. Faccio anche un salto sul posto.
Il gruppo di morti viventi, che stava venendo nella mia direzione, si ferma. Sembrano stupiti anche loro.
Poi, sento una voce familiare. “Ma sei proprio un coglione. Ma ti pare che puoi spaventarti per ‘sta cazzata?”
Ada.
Si toglie i capelli dalla faccia: è la donna con i seni sul vassoio.
“Ada,” dico. “Ma cosa?”
Lei mi viene incontro, con quelle ridicole tette finte che sobbalzano sul piattino. “È Halloween, scemo.”
“Grazie, lo sapevo. Stavo andando a un concerto. La Scala Mobile, li conosci?”
“Mamma che merde, ma che mi stai diventando pure hipster?”
“No, lascia perdere, devo accompagnare Leo.”
“Quasi era meglio se ti piacevano davvero. Comunque, è Halloween e stiamo andando a trollare una veglia di preghiera cattolica, con i ragazzi del centro sociale.”
“Scusa?”
Si fa avanti quello con la spada in testa, che conosco anche, da quando stavo con Ada. Mi ricordassi mai il nome… “Hai presente no,” dice, “che rompono il cazzo con le tradizioni cristiane e che Halloween è una festa pagana ed è il compleanno del diavolo?”
“Ho presente.”
“Ecco, noi ci siamo vestiti da santi martiri. Io sono Pietro da Verona, inquisitore giustamente ammazzato a spadate in testa. Ada è Sant’Agata, a cui strapparono i seni con le tenaglie.”
“Per una volta,” sorride lei, “sfrutto il fatto che sono un’asse da stiro.”
“Rachele fa Santa Lucia, con gli occhi in mano, Lorenzo si è preso, pensa, san Lorenzo, bruciato sulla graticola; Jorge, che qui in Erasmus, fa sant’Erasmo. Gli tirarono fuori gli intestini dallo stomaco. E infine Mia con la testa sotto il braccio, è santa Caterina, decapitata dopo che tutto il resto fallì.”
La testa di Mia fa capolino sotto il collo finto. “Siamo precisissimi, eh. Guarda qua, c’ho pure il latte che sgorga dalla testa mozzata.”
“Forte, no?”
“Sì, sì,” dico.
“Ma che ti abbiamo spaventato davvero?”
“No, è che sono stan…”
Ada ride. “Ti sei spaventato davvero! Raga’, questi costumi sono una bomba! Daje che li facciamo crepare a quegli stronzi.” Il gruppo risponde con urletti e brevi ululati.
“Oh, grazie di averci fatto da cavia, Carlo,” dice quello di cui non ricordo il nome.
Ada mi dà un pugno sulla spalla. “L’anno prossimo vieni con noi, eh. Niente scuse.”
“Sì, vestito da patatina fritta.”
Mi fissano tutti.
“Sapete, san Carlo…”
“Ciao Carlo. Ciao, eh. Divertiti con il tuo amicone Leo.”
Si rimettono in marcia, in una cacofonia di saluti più o meno entusiasti.
“Non fatevi arrestare, per favore,” dico.
Ada mi risponde alzando il dito medio senza neanche girarsi, quello che non mi ricordo come si chiama credo si tocchi le palle.
Va beh. A ognuno il suo.
Solo, ci sono rimasto un po’ male.
Non si sono neanche accorti che mi sono vestito da Dylan Dog.
La prossima volta mi faccio lanciare la pistola da Leo.

***

Carlo Cane è il protagonista degli ebook Castel della Croce e L’estate del ragazzo morto.
Questa scenetta è il prologo della terza storia di Carlo Cane, che spero sarà pronta per l’inizio del 2018, una ghost story dal titolo provvisorio di
Resta.

Annunci

Conan il tronista

e4c0e40335f5c8030d151728152a9976

Diventare Tronisti è semplici:
basta un po’ di bella presenza
e sedersi su di un trono rosso e con calma
scegliere il partner corteggiatore.
[Libero blog]

Qui giunse Conan il Cimmero, dai capelli neri e gli occhi cupi,
la spada in pugno, ladro, predone, assassino,
capace di gigantesche maliconie e gigantesche allegrie,
per calpestare i troni ingioielliati della Terra sotto i suoi calzari.

[Robert E. Howard, The Phoenix on the Sword]

 

[Sigla di UOMINI E DONNE, poi applausi. Maria De Filippi entra nello studio. C’è solo il pubblico, il trono e i posti per le corteggiatrici sono vuoti]

MARIA: Ehhhr, buon pomeriggio, buon pomeriggio a tutti, benvenuti alla prima puntata della nuova edizione di Uomini & Donne. Abbiamo un nuovo studio, una nuova sigla e un nuovo tronista. Ha 30 anni, comanda una banda di predoni del deserto ed è stato fidanzato per diverso tempo con Bêlit, una famosa regina dei pirati. Poi, purtroppo, la storia è finita dopo che lei è morta per avere profanato un tempio dei Grandi Antichi e oggi lui è qui. Entri… Conan di Cimmeria!

[Applausi. Entra Conan. È un colosso alto quasi due metri, che nonostante il fisico possente si muove con agilità sorprendente. La telecamera indugia sui suoi occhi del colore dell’acciaio e sui suoi capelli neri. Indossa un paio di mutande di pelo, stivali e una specie di gilet aperto sui pettorali imponenti. In una mano stringe un’ascia. Si guarda intorno circospetto, senza sorridere]

MARIA: Ehhhr…ahhhrrr… ciao Conan, benvenuto. Siediti pure lì.

[Maria indica il trono. Conan si siede, scomposto, dopo avere appoggiato l’ascia lì a fianco]

MARIA: Allora, ehhhr, vuoi presentarti al nostro pubblico, Conan?

[La telecamera inquadra il pubblico di Uomini e Donne. Donne che parlottano tra loro, sorridono, si danno di gomito, qualcuna sta platealmente prendendo le misure con gli occhi a Conan. L’atmosfera è piuttosto greve]

CONAN: No.

[Non è un “no” cordiale. È un “no” che emana ostilità]

MARIA [leggermente imbarazzata]: ehhhr, ehm, bene, allora… allora se non vuoi dire niente… Non vuoi dire niente? Ehhhr, allora, bene, qualcuno dal pubblico vuol dire qualcosa?

[si sente distintamente un “a’ bbono”]

MARIA [si produce in qualcosa che assomiglia a un sorriso]: buone, ehhhr, buone, su. Allora, facciamo entrare le corteggiatrici.

[Musica accattivante, entrano nello studio una ventina di ragazze, dai venti ai quarant’anni circa, mediamente troppo truccate, troppo abbronzate, troppo spogliate, troppo pettinate. La camera alterna le inquadrature, passa da uno stacco di coscia agli occhi indagatori di Conan, da un push up al sorriso sardonico di Conan, da un culo al pacco di Conan. Le ragazze sfilano fino a sistemarsi sui loro sgabelli e sulle loro poltrone. Applausi del pubblico]

MARIA: bene, bene, benvenute anche a voi, benvenute a tutte, voi siete le corteggiatrici, nelle prossime puntate Conan cercherà di conoscervi meglio e sceglierà una di voi con la quale potrebbe nascere, ehhhr, un grande amore, che è quello che noi ci auguriamo, ehrrr…

CONAN: tutte.

[La voce di Conan arriva da fuoricampo, la regia lo inquadra un attimo troppo tardi]

MARIA: eh?

CONAN: ho detto “tutte”. Le prendo tutte, vanno bene tutte.

MARIA: ehrrr, no, ma il format…

CONAN [alterato]: vergini di Crom! Ho passato le ultime due settimane nel deserto, con un’orda di predoni che puzzano peggio che formaggio di capra macerato nel sudore, senza vedere nemmeno l’ombra di una donna! Osi forse mettere in dubbio il mio desiderio?

MARIA: ehhhr, no, ma il contratto…

CONAN: io non so che cosa sia un contratto, donna! So solo che se Conan vuole delle donne, Conan prende delle donne! Se lo ricorda bene la figlia del dio Ymir, che ha dovuto invocare la protezione di suo padre per salvare la sua gelida pelle dal caldo abbraccio del mio sangue cimmero!

[Conan si è alzato in piedi, adesso, ha i muscoli tesi e una rabbia sorda deforma i suoi lineamenti]

DONNA DEL PUBBLICO #1: anvedi ‘sto cafone burino palestrato chissecrede di esse’! Ma tornatene da dove vieni, albanese!

DONNA DEL PUBBLICO #2: macché albanese, mica è negro questo! Comunque se a me mi vuole, io ‘sto qui, eh…

[risate, caciara, applausi]

MARIA: ehhhr, buoni, buoni, calma, per favore. Io credo che Conan debba chiedere scusa per quello che ha detto, debba chiedere scusa alle donne in questo studio e a casa…

CONAN [afferrando l’ascia]: Macha, Morrigan e Mitra! Voi mi attirate qui promettendomi delle donne e poi mi dite che non posso averle? Che devo sceglierne UNA?

MARIA: è il regolamento, è…

CONAN: Crom! Solo ora mi rendo conto che… tu non sei una donna! Non so quale perverso stregone abbia infuso la vita nel corpo di un albero, ma tu hai finito di spargere la tua immonda presenza su questo mondo!

[Conan si getta contro Maria, con l’ascia alzata. Le telecamere zoomano giusto in tempo per inquadrare la lama che si abbatte sulla spalla destra della donna, tagliandola a metà per il lungo. Un getto di sangue inonda Conan. Nello studio scoppia il caos. Donne urlanti fuggono ovunque. Conan, coperto di sangue, si lancia all’inseguimento di alcune delle ragazze]

CONAN: non fuggite! Non dovete avere più paura del mostro che vi teneva prigioniere! Siete libere, ora!

[Le ragazze fuggono lungo un corridoio dello studio. Conan le segue, ripreso da una steady-cam alquanto traballante. Urla. Poi tutto sfuma e inizia una televendita di materassi con Giorgio Mastrota]

(Conan il tronista è apparso per la prima volta su Buoni Presagi il 24 ottobre 2007. Siccome sta per compiere dieci anni, credo che oggi sia questa la sua collocazione migliore)

Zappa e Spada

zappa e spada

Zappa e Spada, l’antologia di Spaghetti Fantasy pubblicata da Acheron Books, sta arrivando.
Si può preordinare su Amazon o direttamente sul sito dell’editore.
Oppure, potete venire sabato 14 e domenica 15 ottobre a Milano, a Stranimondi 2017, e comprarla lì. Se poi venite sabato alle 15.30, c’è la presentazione ufficiale (ed è tutto gratis).
Sul blog di Mauro Longo, il curatore, trovate una presentazione dell’antologia e dei racconti che contiene.
Del mio racconto, La lingua del santo, si dice che

è una storia che mette in scena il campionario dei luoghi e delle situazioni più tipiche del fantasy all’italiana: preti, frati ed esorcisti, locandieri, guardie e stregoni, reliquie, maledizioni e sortilegi, taverne, chiese ed eremi abbandonati. Se cercate l’esempio più puro di questo nuovo canone che vorremmo contribuire a creare, è questo racconto che dovete leggere.

È la prima volta che sono l’esempio più puro di un canone.
Sono serenissimo.
ALLA PUGNA!

(prossimamente, qualche parola in più su La lingua del santo, con retroscena, citazioni e un pezzettino inedito tanto come antipasto)

Ah, già.
C’è anche un nuovo Carlo Cane in arrivo. Si chiama L’estate del ragazzo morto e la sua copertina è questa:

estate_r_m

Castel della Croce – ebook gratis

Fare l’indagatore dell’incubo può sembrare una buona idea, se non hai un lavoro, il tuo cognome è Cane e il tuo nome inizia con la stessa lettera.
Ma quando Carlo Cane decide di inscenare una messa nera in una chiesa diroccata per attirare l’attenzione della televisione non può immaginare le conseguenze delle sue azioni
Tra vecchi partigiani, un cane, ragazze sboccate, star della seconda serata televisiva, beghine, comunisti, un vescovo (anzi, un arcivescovo), storici dell’arte, vigili urbani, gerarchi nazisti, streghe, bariste, chiese diroccate e parecchi gatti, un racconto sovrannaturale ambientato tra Genova e il suo entroterra, ambientato nello stesso universo narrativo delle Storie dello Spadaccino.

Carlo Cane è pronto a credere in voi.

Castel della Croce è il mio omaggio/parodia a/di Dylan Dog.
Una storia che mescola sovrannaturale, commedia e un briciolo di satira sociale, alla maniera delle ultime cose scritte da Sclavi negli anni ’00. Allo stesso tempo, era anche il modo per chiudere una trama rimasta in sospeso dalla terza avventura dello Spadaccino, Gatto e Libertà e creare un ponte tra il passato e il presente del mondo principale del mio “multiverso” (del quale farà parte anche il racconto in uscita su Zappa e Spada, a ottobre – di cui riparleremo).
È una storia che mi sono divertito parecchio a scrivere e che qualcuno pare si sia divertito anche a leggere. Purtroppo non ha ancora sortito l’effetto principale che mi ero riproposto, cioè farmi chiamare da Roberto Recchioni per scrivere un Dylan Dog, ma non poniamo limiti all’improbabilità.
A ogni modo, siccome oggi è il mio compleanno (giusto due giorni dopo quello di Dylan Dog, il cui primo numero uscì il 26 settembre 1986) e siccome in questi giorni sto dando gli ultimi ritocchi alla seconda avventura di Carlo Cane, mi fa piacere offrirvi in omaggio, fino a domenica, Castel della Croce.
È in formato Kindle, ma essendo privo di DRM si può convertire, tramite Calibre, in ePub e leggerlo su qualsiasi altro eReader. Altrimenti, ci sono le app gratuite Kindle per più o meno qualsiasi sistema operativo esistente.
Se poi dovesse piacervi e voleste fare una buona azione, terminata la lettura potete recensirlo dove più vi aggrada (la cosa migliore sarebbe su Amazon, ma pure su Goodreads o Anobii; oppure parlatene agli amici, ai vicini di casa, a quelli di fianco a voi sulla metro…). Altrimenti, bevetevi una Schweppes alla salute di Carlo Cane e siamo a posto così.

15326600_865108580258623_7400024192048196603_n

 

La notte in cui distrussi un Universo

polyhedral-dice-d4-d6-d8-d10-1-10-d12-d20-6-dice-life-calculator-game-of-jpg_640x640

La notte in cui distrussi un Universo è il prologo di una cosa che ho iniziato a scrivere, che si è bloccata e che ho bisogno di capire come portare (e se portare avanti).
Parla di giochi di ruolo, quell’attività che consiste nel costruire un mondo insieme ai tuoi amici con le parole e con i dadi.
È una specie di regalo di Natale, se vi va.

Avevo diciassette anni, la notte in cui distrussi un Universo.
Era il 16 luglio del 1996, erano le tre e mezza di notte e, nonostante la finestra aperta e il ventilatore che andava a tutta forza e ci costringeva a tenere le matite e i dadi sopra alle schede dei personaggi per non farle volare via, c’era un caldo umido che non si riusciva in alcun modo a rendere più tollerabile.
Eravamo i soliti cinque: io, Andrea, Daniele, Mattia e Julian. Sul tavolo avevamo tutto il necessario: i dadi, le matite, i manuali, i fogli di appunti, le bibite ormai calde e sgasate. Miniature no perché eravamo giocatori di ruolo, non wargamers, e di sapere la posizione esatta occupata nel campo di battaglia dai nostri personaggi non ce ne fregava niente. Julian non era d’accordo, le prime volte aveva provato a imporci la griglia esagonale e i “soldatini”, ma avevamo fatto ostruzionismo e si era lasciato convincere. In fin dei conti era più comodo per tutti.
“Molto bene,” aveva detto, dopo che il dado a venti facce lanciato da Andrea si era fermato mostrando ben chiara la faccia con impresso sopra il numero uno.
Julian era il Dungeon Master: sceneggiatore, regista, arbitro e Dio, organizzava e dirigeva lo svolgimento del gioco. Quando il Dungeon Master dice “molto bene” non è mai per qualcosa di bello: è vero che i giocatori non giocano contro il Dungeon Master, ma lui è quello che deve gettare ostacoli sulla loro strada per rendere più interessante il gioco. In questo caso, “molto bene” voleva dire che il personaggio di Andrea, il possente guerriero barbaro Ryon (dal nome del mentore di Conan il Barbaro, personaggio di cui Ryon era un calco fatto e finito), aveva fallito il lancio di dado che gli avrebbe permesso di ridurre i danni dell’incantesimo che il nostro mortale nemico, il non-morto Atroxan, gli aveva scagliato contro. “Sono 17 punti ferita, Andrea.” Julian sogghignava.
“Merda, sono giù. Sono a meno tre,” disse Andrea. Sbatté la matita sul tavolo. “Cazzo.”
Julian si voltò verso di me. “Bene,” disse. “Siete rimasti solo tu e Atroxan. Iniziativa per il nuovo round?”
Ma quello non era un turno di combattimento come tutti gli altri. Era l’ultimo del combattimento, comunque sarebbe andata a finire. Era la fine di due anni e mezzo di gioco, il momento della verità, lo scontro con l’arci-nemico sconfitto il quale il bene avrebbe tornato a regnare sul mondo di Rondan. Non era stato facile, arrivare fino ad Atroxan e avere una reale possibilità di ucciderlo. Negli ultimi otto mesi eravamo stati impegnati, un fine settimana dopo l’altro, a uccidere chiunque ci bloccasse la strada, a raccogliere indizi, fino a che non eravamo riusciti a mettere le mani sull’oggetto dove Atroxan aveva racchiuso una parte della sua anima, grazie al quale sarebbe potuto sfuggire alla morte. Era un anello di pietra, che avevamo come da tradizione gettato nella bocca di un vulcano.
Poi era iniziata la lunga caccia al nostro nemico: lo avevamo inseguito per mezzo mondo, tra foreste, paludi, deserti, castelli, tombe, rovine. Ogni volta ci sfuggiva un attimo prima che gli potessimo dare il colpo di grazia, ma ogni volta veniva privato di una frazione del suo potere.
La resa dei conti si stava svolgendo nel profondo delle caverne del Cuore del Mondo, la versione creata da Julian di Agarthi per il suo mondo. Cosa ci era andato a fare Atroxan? Non lo sapevamo, ma non ci importava. Ormai, volevamo solo distruggerlo. Continua a leggere

Bau!

obx20

Questo feroce cane spadaccino si chiama Mr. Tucker, cliccando sulla foto si arriva al blog da cui l’ho presa.

Siccome ho la memoria di un pesce rosso, mi sono reso conto solo ora che Castel della Croce non è il primo racconto che scrivo con un personaggio che si chiama Cane.
Nell’Isola del Teschio, lo Spadaccino si fa chiamare da Amra, appunto, Cane.
Ovviamente le due cose sono completamente scollegate tra loro.
Così come, so che non mi crederà nessuno, quando scrissi il dialogo tra Amra e lo Spadaccino non mi passò neanche per un istante per la mente che Cane poteva sembrare un richiamo al cognome di Solomon Kane, il personaggio di Robert E. Howard che ne è il diretto ispiratore.

Castel della Croce. Quasi una storia dello Spadaccino – ebook

cdc

Fare l’indagatore dell’incubo può sembrare una buona idea, se non hai un lavoro, il tuo cognome è Cane e il tuo nome inizia con la C.
Ma Carlo Cane non può immaginare che cosa metteranno in modo le sue decisioni.

Un racconto sovrannaturale ambientato tra Genova e il suo entroterra, ambientato nello stesso universo narrativo delle Storie dello Spadaccino.

Quest’anno Dylan Dog ha compiuto trent’anni di vita editoriale, un evento festeggiato, tra l’altro, con il ritorno di Tiziano Sclavi alla scrittura, Dopo un lungo silenzio.
Siccome ho un grosso debito, a più livelli, con l’indagatore dell’incubo di Craven Road, volevo in qualche modo celebrare a mio modo questa ricorrenza. E quale modo migliore se non scrivere una storia che inizia con un coetaneo di Dylan Dog, ma genovese, che decide di darsi anche lui alla carriera di indagatore dell’incubo?

Castel della Croce, però, non è solo un omaggio a Dylan Dog. È anche un piccolo esperimento di creazione di un “universo condiviso” per le mie storie: chi ha letto Gatto e Libertà riconoscerà il toponimo che dà il titolo alla storia e, in effetti, questo nuovo racconto chiude, nel secondo decennio del XXI secolo, alcune vicende del XVI secolo (se non precedenti).
Ci sono vecchi partigiani, un cane, ragazze sboccate, star della seconda serata televisiva, beghine, comunisti, un vescovo (anzi, un arcivescovo), storici dell’arte, vigili urbani, gerarchi nazisti, streghe, bariste, chiese diroccate e parecchi gatti.

Castel della Croce si acquista su Amazon per 1 euro tondo tondo; la lettura è gratis per gli abbonati a Kindle Unlimited.
Non è necessario avere un Kindle per leggere il racconto, che può essere convertito in ePub e trasferito su qualunque dispositivo usando Calibre.
Altrimenti, le app di lettura gratuite Kindle per computer, iOS e Android permettono di leggere gli ebook Kindle su praticamente qualsiasi dispositivo.

Checkpoint Pasta – ebook gratuito

cpp

Checkpoint Pasta è una storia che mi accompagna da tantissimo tempo. È una storia di guerra, ambientata immediatamente prima, durante e immediatamente dopo la “battaglia del pastificio” di Mogadiscio, il 2 luglio 1993.
Quando la scrissi, doveva essere il prologo di un’altra vicenda. Ho alcuni abbozzi di questo progetto, ma non l’ho mai completato (e nemmeno delineato bene). Checkpoint Pasta però funzionava anche da solo; anzi, forse è più efficace così.
L’avevo già messo online alcuni anni fa, ma ora che si parla della partecipazione dell’Italia a operazioni militari in una sua ex colonia ho avuto come un deja vu e ho pensato che fosse il momento buono per rimetterci mano. In realtà non è cambiato granché dalla versione precedente: ho aggiustato qualche frase, ridotto qualche “altierismo” davvero troppo di maniera, aggiornato le note in fondo al testo, preparato una copertina.
È una storia sporca e veloce, dove racconto la battaglia così come l’ho ricostruita dalle fonti dei militari italiani ma la contestualizzo secondo il principio del “pensare male”.

Buona lettura.

Checkpoint Pasta – PDF
Checkpoint Pasta – ePub
Checkpoint Pasta – Mobi (per Kindle)