Quella volta che ho avuto la stessa idea di Grant Morrison

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Lo sceneggiatore di fumetti Grant Morrison ha annunciato che la sua prossima storia per la rivista Heavy Metal si intitolerà The Savage Sword of Jesus Christ e sarà un mash-up tra Gesù Cristo e Conan il Barbaro.
Le prime tavole diffuse mostrano quella che per molti è semplicemente la scena della crocifissione, ma che per chiunque abbia familiarità con Conan in una qualsiasi delle sue incarnazioni (letteraria, fumettistica o cinematografica) è evidente che sia un richiamo a uno dei momenti – per me – più iconici della storia del personaggio. Quella volta che è stato crocefisso a un albero (succede in A witch shall be born, sia nel racconto sia nella trasposizione classica a fumetti e la scena è stata poi riadattata anche nel primo film, che in prima battuta doveva basarsi proprio su quella storia) e ha azzannato l’avvoltoio che era arrivato a beccarlo.

La cosa che mi diverte di più, però, è che io e Morrison abbiamo probabilmente pensato alla stessa cosa contemporaneamente, perché nella prima stesura di Castel della Croce, quando Carlo Cane va a vedere l’inaugurazione del crocifisso restaurato, si leggeva:

“Ringraziamo ancora il professore per questo illuminante intervento,” dice il sindaco accennando un applauso che viene proseguito da una piazza poco convinta e ancora meno disposta a perdere tempo sotto a un cielo che sta diventando sempre più scuro. “Ora però è giunto il momento di vedere finalmente il frutto dei lavori di restauro. Signore e signori, ecco. Castel della Croce ha di nuovo il suo crocifisso.”
Due chierichetti danno uno strattone ai cordoni dorati e il panno cade a terra. Questa volta l’applauso e lungo è convinto.
Per un attimo spero che il restauro sia stato affidato a dei pazzi e che ora il crocifisso mostri Conan il barbaro inchiodato a un albero che addenta un avvoltoio,  ma purtroppo la realtà mi delude ancora una volta. Da dove sono io, tutto quello che vedo è un corpo biancastro stagliato contro una croce di legno. Sul palco è tutto uno stringersi le mani, il vescovo annuisce compiaciuto.

Poi ho eliminato la battuta perché Carlo rischiava di diventare troppo Deadpool e diventare stucchevole, però l’ho scritta.
Che dire?
Great minds think alike.

Delilah Dirk

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Quando si parla di storie, ho un debole per gli avventurieri; quei personaggi svelti di mente, di lingua e di mano, che si infilano in guai più grossi di loro da cui escono per il rotto della cuffia, spesso guadagnandoci solo di potere vivere la prossima avventura.
In fin dei conti, è quello che sto cercando di scrivere con lo Spadaccino; e prima ancora, Ruthven, il mio bardo mezz’elfo di AD&D era esattamente quel genere di personaggio.
Da qualche anno, il mio pantheon di riferimento di questi personaggi si è arricchito di una nuova presenza: Delilah Dirk.
Delilah è la protagonista di un fumetto scritto e disegnato da Tony Cliff, prima sul web e poi raccolto in volumi. inglese di madre greca, artista marziale (conosce ben 47 stili di combattimento, a mani nude e con le armi), acrobata, gran viaggiatrice e stimato membro di almeno tre corti regali (stando alle sue parole), vive all’inizio del XIX secolo e si guadagna da vivere facendo quello che fa un avventuriero: porta a termine delle missioni pericolose per conto di chi può permettersi di pagarla.

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In un mondo fumettistico popolato da eroine d’azione che sembrano uscite da un catalogo di biancheria intima, Delilah Dirk è una piacevole eccezione: è giovane e bella, certo, perché gli eroi son tutti giovani e belli, ma ha un viso irregolare (con un evidente “profilo greco”), una massa di capelli selvatici e il fanservice è ridotto ai minimi termini.
618S+7M1IPL._SY344_BO1,204,203,200_.jpgPer ora sono usciti due volumi: il primo, The Turkish Lieutenant, racconta l’incontro da Delilah e il suo co-protagonista Selim (già giannizzero del sultano, abilissimo preparatore di tè e, in generale, uomo poco portato per l’avventura). È una storia di avventura senza compromessi, che inizia a Istanbul e tiene un ritmo indiavolato per tutte le sue 180 pagine. Cliff viene dall’animazione e si vede nell’abilità di disegnare scene d’azione dinamiche e nel gusto per le espressioni dei personaggi. Il suo è un tratto molto “fumettoso”, che rende perfettamente il misto di azione e divertimento della storia, e che ben si sposa con una colorazione molto attenta.

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The King’s Shilling, il secondo volume uscito da poco, alza la posta in gioco ed è un tentativo di ampliare il mondo di Delilah e Selim, definendo meglio la protagonista. È una storia più lunga, con meno spunti comici rispetto alla prima, ma con una trama più densa e meglio strutturata; un romanzone d’avventura d’altri tempi, con qualche richiamo ai romanzi “alla Jane Austen”. Una bella prova, che dimostra che il personaggio ha parecchio da dire e si presta a scenari diversi.
Cliff ha già annunciato che uscirà un terzo volume; intanto, i primi capitoli di The Turkish Lieutenant The King’s Shilling sono leggibili gratuitamente.
C’è anche una storia breve, Seeds of good fortune, leggibile online.
L’immagine che apre l’articolo invece fa parte di una serie di stampe, visibili e ordinabili da qui.
Spero che prima o poi Delilah Dirk trovi un editore italiano (la vedrei bene nel catalogo di Bao); intanto, chi legge in inglese non se la lasci scappare!