Ognissanti – un inedito di Carlo Cane

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È buio.
Il lampione di questo vicolo non funziona mai, perché il Comune è discreto e non vuole disturbare quelli che pisciano nell’angolo.
Di solito evito di passare di qui, perché non ho del Vicks da mettermi sotto le narici come nell’autopsia del Silenzio degli Innocenti, ma si risparmia un po’ di tempo. E poi basta che mi tappi il naso. Forse.
A passo di carica, percorro il vicolo, con gli occhi ben fissi per terra: il contatto della scarpa con qualcosa di organico è un rischio reale. Può essere cacca o può essere un topo morto. O magari uno che dorme: ormai sono così sfrontati che bivaccano per la pubblica via.
Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.

Soprattutto l’ultima.
Il vicolo sbuca alle spalle del coro della vecchia chiesa. Qui un lampione c’è, ma deve averlo posizionato uno che faceva la fotografia dei film di Dario Argento, perché la sua luce itterica, eroico baluardo dell’epoca delle lampadine a incandescenza, serve solo a fare risaltare le ombre di questo pezzo di medioevo sopravvissuto a tutto. El siglo de oro, gli sventramenti, la guerra, la speculazione edilizia, le Colombiadi, la Capitale Europea della Cultura, il G8, Luca Bizzarri presidente della Fondazione di Palazzo Ducale.
C’è persino una lieve nebbiolina, tanto per rendere più inquietante il tutto.
Mi faccio coraggio, che con tutto quello che mi è successo da quando ho avuto quella bella idea questa primavera un angolo di Genova un po’ inquietante dovrebbe essere la mia ultima preoccupazione, e tiro avanti.
È solo quando volto l’angolo che mi rendo conto che forse, invece, proprio per tutte le cose che mi sono successe dovrei sapere che le cose brutte succedono. E succedono a me.
Il primo che vedo è vestito con una lunga tunica e ha una spada conficcata nel cranio. Sorride. Di fianco a lui ci sono due donne. La prima ha il volto insanguinato, due buchi neri al posto degli occhi. Nella mano destra tiene un piattino, sul quale sono appoggiati gli occhi che le mancano. L’altra donna ha la veste sul petto insanguinata, i capelli lunghi davanti al volto. Lei regge un vassoio sul quale riconosco la forma di due seni femminili. Un altro uomo, più dietro, ha la pelle del volto carbonizzata, solcata da profondi segni rossi. Un altro si regge gli organi interni, che stanno sfuggendo da uno squarcio sulla pancia. C’è una donna senza testa sul collo: la tiene sotto braccio e da quello che resta del collo cola qualcosa di biancastro.
Ora, capitemi. Faccio il portiere di notte in un albergo da un mese. I miei ritmi circadiani sono andati completamente a ramengo, non capisco più quando sono sveglio e quando no. In più sono di corsa, è più la sorpresa di essermi trovato davanti qualcuno all’improvviso che non la paura in sé.
È per questo, e solo per questo, che grido come una ragazzina di quelle proprie paurose, un urletto strozzato in gola. Faccio anche un salto sul posto.
Il gruppo di morti viventi, che stava venendo nella mia direzione, si ferma. Sembrano stupiti anche loro.
Poi, sento una voce familiare. “Ma sei proprio un coglione. Ma ti pare che puoi spaventarti per ‘sta cazzata?”
Ada.
Si toglie i capelli dalla faccia: è la donna con i seni sul vassoio.
“Ada,” dico. “Ma cosa?”
Lei mi viene incontro, con quelle ridicole tette finte che sobbalzano sul piattino. “È Halloween, scemo.”
“Grazie, lo sapevo. Stavo andando a un concerto. La Scala Mobile, li conosci?”
“Mamma che merde, ma che mi stai diventando pure hipster?”
“No, lascia perdere, devo accompagnare Leo.”
“Quasi era meglio se ti piacevano davvero. Comunque, è Halloween e stiamo andando a trollare una veglia di preghiera cattolica, con i ragazzi del centro sociale.”
“Scusa?”
Si fa avanti quello con la spada in testa, che conosco anche, da quando stavo con Ada. Mi ricordassi mai il nome… “Hai presente no,” dice, “che rompono il cazzo con le tradizioni cristiane e che Halloween è una festa pagana ed è il compleanno del diavolo?”
“Ho presente.”
“Ecco, noi ci siamo vestiti da santi martiri. Io sono Pietro da Verona, inquisitore giustamente ammazzato a spadate in testa. Ada è Sant’Agata, a cui strapparono i seni con le tenaglie.”
“Per una volta,” sorride lei, “sfrutto il fatto che sono un’asse da stiro.”
“Rachele fa Santa Lucia, con gli occhi in mano, Lorenzo si è preso, pensa, san Lorenzo, bruciato sulla graticola; Jorge, che qui in Erasmus, fa sant’Erasmo. Gli tirarono fuori gli intestini dallo stomaco. E infine Mia con la testa sotto il braccio, è santa Caterina, decapitata dopo che tutto il resto fallì.”
La testa di Mia fa capolino sotto il collo finto. “Siamo precisissimi, eh. Guarda qua, c’ho pure il latte che sgorga dalla testa mozzata.”
“Forte, no?”
“Sì, sì,” dico.
“Ma che ti abbiamo spaventato davvero?”
“No, è che sono stan…”
Ada ride. “Ti sei spaventato davvero! Raga’, questi costumi sono una bomba! Daje che li facciamo crepare a quegli stronzi.” Il gruppo risponde con urletti e brevi ululati.
“Oh, grazie di averci fatto da cavia, Carlo,” dice quello di cui non ricordo il nome.
Ada mi dà un pugno sulla spalla. “L’anno prossimo vieni con noi, eh. Niente scuse.”
“Sì, vestito da patatina fritta.”
Mi fissano tutti.
“Sapete, san Carlo…”
“Ciao Carlo. Ciao, eh. Divertiti con il tuo amicone Leo.”
Si rimettono in marcia, in una cacofonia di saluti più o meno entusiasti.
“Non fatevi arrestare, per favore,” dico.
Ada mi risponde alzando il dito medio senza neanche girarsi, quello che non mi ricordo come si chiama credo si tocchi le palle.
Va beh. A ognuno il suo.
Solo, ci sono rimasto un po’ male.
Non si sono neanche accorti che mi sono vestito da Dylan Dog.
La prossima volta mi faccio lanciare la pistola da Leo.

***

Carlo Cane è il protagonista degli ebook Castel della Croce e L’estate del ragazzo morto.
Questa scenetta è il prologo della terza storia di Carlo Cane, che spero sarà pronta per l’inizio del 2018, una ghost story dal titolo provvisorio di
Resta.

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Conan il tronista

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Diventare Tronisti è semplici:
basta un po’ di bella presenza
e sedersi su di un trono rosso e con calma
scegliere il partner corteggiatore.
[Libero blog]

Qui giunse Conan il Cimmero, dai capelli neri e gli occhi cupi,
la spada in pugno, ladro, predone, assassino,
capace di gigantesche maliconie e gigantesche allegrie,
per calpestare i troni ingioielliati della Terra sotto i suoi calzari.

[Robert E. Howard, The Phoenix on the Sword]

 

[Sigla di UOMINI E DONNE, poi applausi. Maria De Filippi entra nello studio. C’è solo il pubblico, il trono e i posti per le corteggiatrici sono vuoti]

MARIA: Ehhhr, buon pomeriggio, buon pomeriggio a tutti, benvenuti alla prima puntata della nuova edizione di Uomini & Donne. Abbiamo un nuovo studio, una nuova sigla e un nuovo tronista. Ha 30 anni, comanda una banda di predoni del deserto ed è stato fidanzato per diverso tempo con Bêlit, una famosa regina dei pirati. Poi, purtroppo, la storia è finita dopo che lei è morta per avere profanato un tempio dei Grandi Antichi e oggi lui è qui. Entri… Conan di Cimmeria!

[Applausi. Entra Conan. È un colosso alto quasi due metri, che nonostante il fisico possente si muove con agilità sorprendente. La telecamera indugia sui suoi occhi del colore dell’acciaio e sui suoi capelli neri. Indossa un paio di mutande di pelo, stivali e una specie di gilet aperto sui pettorali imponenti. In una mano stringe un’ascia. Si guarda intorno circospetto, senza sorridere]

MARIA: Ehhhr…ahhhrrr… ciao Conan, benvenuto. Siediti pure lì.

[Maria indica il trono. Conan si siede, scomposto, dopo avere appoggiato l’ascia lì a fianco]

MARIA: Allora, ehhhr, vuoi presentarti al nostro pubblico, Conan?

[La telecamera inquadra il pubblico di Uomini e Donne. Donne che parlottano tra loro, sorridono, si danno di gomito, qualcuna sta platealmente prendendo le misure con gli occhi a Conan. L’atmosfera è piuttosto greve]

CONAN: No.

[Non è un “no” cordiale. È un “no” che emana ostilità]

MARIA [leggermente imbarazzata]: ehhhr, ehm, bene, allora… allora se non vuoi dire niente… Non vuoi dire niente? Ehhhr, allora, bene, qualcuno dal pubblico vuol dire qualcosa?

[si sente distintamente un “a’ bbono”]

MARIA [si produce in qualcosa che assomiglia a un sorriso]: buone, ehhhr, buone, su. Allora, facciamo entrare le corteggiatrici.

[Musica accattivante, entrano nello studio una ventina di ragazze, dai venti ai quarant’anni circa, mediamente troppo truccate, troppo abbronzate, troppo spogliate, troppo pettinate. La camera alterna le inquadrature, passa da uno stacco di coscia agli occhi indagatori di Conan, da un push up al sorriso sardonico di Conan, da un culo al pacco di Conan. Le ragazze sfilano fino a sistemarsi sui loro sgabelli e sulle loro poltrone. Applausi del pubblico]

MARIA: bene, bene, benvenute anche a voi, benvenute a tutte, voi siete le corteggiatrici, nelle prossime puntate Conan cercherà di conoscervi meglio e sceglierà una di voi con la quale potrebbe nascere, ehhhr, un grande amore, che è quello che noi ci auguriamo, ehrrr…

CONAN: tutte.

[La voce di Conan arriva da fuoricampo, la regia lo inquadra un attimo troppo tardi]

MARIA: eh?

CONAN: ho detto “tutte”. Le prendo tutte, vanno bene tutte.

MARIA: ehrrr, no, ma il format…

CONAN [alterato]: vergini di Crom! Ho passato le ultime due settimane nel deserto, con un’orda di predoni che puzzano peggio che formaggio di capra macerato nel sudore, senza vedere nemmeno l’ombra di una donna! Osi forse mettere in dubbio il mio desiderio?

MARIA: ehhhr, no, ma il contratto…

CONAN: io non so che cosa sia un contratto, donna! So solo che se Conan vuole delle donne, Conan prende delle donne! Se lo ricorda bene la figlia del dio Ymir, che ha dovuto invocare la protezione di suo padre per salvare la sua gelida pelle dal caldo abbraccio del mio sangue cimmero!

[Conan si è alzato in piedi, adesso, ha i muscoli tesi e una rabbia sorda deforma i suoi lineamenti]

DONNA DEL PUBBLICO #1: anvedi ‘sto cafone burino palestrato chissecrede di esse’! Ma tornatene da dove vieni, albanese!

DONNA DEL PUBBLICO #2: macché albanese, mica è negro questo! Comunque se a me mi vuole, io ‘sto qui, eh…

[risate, caciara, applausi]

MARIA: ehhhr, buoni, buoni, calma, per favore. Io credo che Conan debba chiedere scusa per quello che ha detto, debba chiedere scusa alle donne in questo studio e a casa…

CONAN [afferrando l’ascia]: Macha, Morrigan e Mitra! Voi mi attirate qui promettendomi delle donne e poi mi dite che non posso averle? Che devo sceglierne UNA?

MARIA: è il regolamento, è…

CONAN: Crom! Solo ora mi rendo conto che… tu non sei una donna! Non so quale perverso stregone abbia infuso la vita nel corpo di un albero, ma tu hai finito di spargere la tua immonda presenza su questo mondo!

[Conan si getta contro Maria, con l’ascia alzata. Le telecamere zoomano giusto in tempo per inquadrare la lama che si abbatte sulla spalla destra della donna, tagliandola a metà per il lungo. Un getto di sangue inonda Conan. Nello studio scoppia il caos. Donne urlanti fuggono ovunque. Conan, coperto di sangue, si lancia all’inseguimento di alcune delle ragazze]

CONAN: non fuggite! Non dovete avere più paura del mostro che vi teneva prigioniere! Siete libere, ora!

[Le ragazze fuggono lungo un corridoio dello studio. Conan le segue, ripreso da una steady-cam alquanto traballante. Urla. Poi tutto sfuma e inizia una televendita di materassi con Giorgio Mastrota]

(Conan il tronista è apparso per la prima volta su Buoni Presagi il 24 ottobre 2007. Siccome sta per compiere dieci anni, credo che oggi sia questa la sua collocazione migliore)

Zappa e Spada – Spaghetti Fantasy

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la copertina stesa in tutta la sua maestosità

Quando qualche mese fa sono stato arruolato da Mauro Longo nella colorita ciurma di Zappa e Spada – Spaghetti Fantasy (e qui ci vuole un ringraziamento a Umberto Pignatelli, che ha messo in moto gli ingranaggi) e mi sono trovato a dover mettere insieme una storia di fantasy “all’italiana”, la prima cosa a cui ho pensato sono stati i santi. Continua a leggere

L’estate del ragazzo morto – ebook

L'estate del ragazzo morto

Carlo Cane ha abbandonato l’idea di fare l’Indagatore dell’Incubo.
Ora lavora nello stabilimento balneare del padre, dall’alba al tramonto e oltre, e vorrebbe solo trovare il modo di rimettere in ordine la propria vita.
Ma quando un ragazzo viene ritrovato una mattina morto affogato e una sua amica si rivolge a lui perché è convinta che la morte sia stata causata da una sirena, Carlo Cane è costretto a tornare in azione. Scoprirà ben presto che i confini tra la vita e la morte sono più labili di quanto non si creda, che il mare cela orrori al di là di ogni immaginazione e che la ricerca di sapori esclusivi non si ferma davanti a nulla.
Tra allegri ragazzi morti, ragazzine disinvolte, creature leggendarie cuochi televisivi e amori impossibili, una nuova commedia sovrannaturale in cui il mar Ligure si tinge di sangue e di mistero.

L’estate del ragazzo morto (al link, la corposa anteprima su amazon, dove si può comprare l’ebook per 0,99€ – al momento niente Kindle Unlimited) prosegue le avventure di Carlo Cane, già protagonista di Castel della Croce e riprende gli ingredienti di quella storia: un narratore autoironico, creature sovrannaturali, la Liguria, l’eterna palude dei post-trentenni sospesi tra un lavoretto e l’altro. Si può leggere anche senza avere letto il primo? Sì. Ho cercato di rendere godibile autonomamente questa storia e di raccontare il meno possibile della prima per chi la dovesse leggere in un secondo tempo; ovviamente chi ha letto Castel della Croce avrà più chiare alcune cose di contorno.
Come al solito, dentro ci sono un sacco di riferimenti a film, fumetti, altri libri; alcuni espliciti, altri un po’ più nascosti (c’è un riferimento a Rat-Man un po’ da intenditori, per esempio).
E poi c’è una scena, al centro del libro, che avevo in testa da parecchio tempo, ma senza avere una storia in cui inserirla. Ora che l’ho trovata, sono molto soddisfatto.

Il libro si apre con ben quattro citazioni da altrettanti canzoni, che danno un po’ il tono di tutta la storia. Le metto qui sotto, con due righe di spiegazione:

Il mondo misterioso e storto dei testi di Davide Toffolo mi ha sempre affascinato. Questo inno agli inni generazionali rende bene l’idea dell’adolescenza complicata di Luisa.

Per me l’horror e la musica metal sono inscindibili. I Savatage uniscono benissimo le due cose in questo pezzone.

La storia di questa canzone (quella di Scipione Cicala, del rampollo di una famiglia genovese catturato dagli ottomani in mare che si converte all’Islam e fa carriera nell’impero turco fino a diventare gran visir) sarebbe più adatta allo Spadaccino. È un esempio della lingua in cui si esprime Sauro, oltre che un pezzo sul mare. Poteva essere significativo per Carlo anche il verso a sfurtûn-a a l’è ‘n belin ch’ù xeua ‘ngiu au cû ciû vixín.

La storia (vera) che racconta questa canzone non ha molto a che vedere con quello che si succede nell’ebook, ma i Rammstein rendono perfettamente l’atmosfera opprimente e sadica che avevo in mente. Hoenzoller ha, nella mia testa, l’aspetto di Richard Kruspe, il chitarrista grosso del gruppo.

***

Carlo Cane non era nato come personaggio seriale (a differenza dello Spadaccino), lo è diventato sul campo e con lui ho intenzione di creare un serial vero e proprio, con una prima “stagione”  di quattro parti, una per ogni stagione dell’anno, durante la quale Carlo cambierà e sarà costretto a fare delle scelte.
Restate a bordo, credo che ci divertiremo.

 

(La nota tecnica: l’ebook è in vendita su amazon in formato mobi. Si può leggere su Kindle oppure su qualsiasi tablet, telefono o computer con le applicazioni di lettura kindle. In ogni caso, il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in ePub con Calibre e caricato su qualsiasi altro e-reader).

Zappa e Spada

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Zappa e Spada, l’antologia di Spaghetti Fantasy pubblicata da Acheron Books, sta arrivando.
Si può preordinare su Amazon o direttamente sul sito dell’editore.
Oppure, potete venire sabato 14 e domenica 15 ottobre a Milano, a Stranimondi 2017, e comprarla lì. Se poi venite sabato alle 15.30, c’è la presentazione ufficiale (ed è tutto gratis).
Sul blog di Mauro Longo, il curatore, trovate una presentazione dell’antologia e dei racconti che contiene.
Del mio racconto, La lingua del santo, si dice che

è una storia che mette in scena il campionario dei luoghi e delle situazioni più tipiche del fantasy all’italiana: preti, frati ed esorcisti, locandieri, guardie e stregoni, reliquie, maledizioni e sortilegi, taverne, chiese ed eremi abbandonati. Se cercate l’esempio più puro di questo nuovo canone che vorremmo contribuire a creare, è questo racconto che dovete leggere.

È la prima volta che sono l’esempio più puro di un canone.
Sono serenissimo.
ALLA PUGNA!

(prossimamente, qualche parola in più su La lingua del santo, con retroscena, citazioni e un pezzettino inedito tanto come antipasto)

Ah, già.
C’è anche un nuovo Carlo Cane in arrivo. Si chiama L’estate del ragazzo morto e la sua copertina è questa:

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Castel della Croce – ebook gratis

Fare l’indagatore dell’incubo può sembrare una buona idea, se non hai un lavoro, il tuo cognome è Cane e il tuo nome inizia con la stessa lettera.
Ma quando Carlo Cane decide di inscenare una messa nera in una chiesa diroccata per attirare l’attenzione della televisione non può immaginare le conseguenze delle sue azioni
Tra vecchi partigiani, un cane, ragazze sboccate, star della seconda serata televisiva, beghine, comunisti, un vescovo (anzi, un arcivescovo), storici dell’arte, vigili urbani, gerarchi nazisti, streghe, bariste, chiese diroccate e parecchi gatti, un racconto sovrannaturale ambientato tra Genova e il suo entroterra, ambientato nello stesso universo narrativo delle Storie dello Spadaccino.

Carlo Cane è pronto a credere in voi.

Castel della Croce è il mio omaggio/parodia a/di Dylan Dog.
Una storia che mescola sovrannaturale, commedia e un briciolo di satira sociale, alla maniera delle ultime cose scritte da Sclavi negli anni ’00. Allo stesso tempo, era anche il modo per chiudere una trama rimasta in sospeso dalla terza avventura dello Spadaccino, Gatto e Libertà e creare un ponte tra il passato e il presente del mondo principale del mio “multiverso” (del quale farà parte anche il racconto in uscita su Zappa e Spada, a ottobre – di cui riparleremo).
È una storia che mi sono divertito parecchio a scrivere e che qualcuno pare si sia divertito anche a leggere. Purtroppo non ha ancora sortito l’effetto principale che mi ero riproposto, cioè farmi chiamare da Roberto Recchioni per scrivere un Dylan Dog, ma non poniamo limiti all’improbabilità.
A ogni modo, siccome oggi è il mio compleanno (giusto due giorni dopo quello di Dylan Dog, il cui primo numero uscì il 26 settembre 1986) e siccome in questi giorni sto dando gli ultimi ritocchi alla seconda avventura di Carlo Cane, mi fa piacere offrirvi in omaggio, fino a domenica, Castel della Croce.
È in formato Kindle, ma essendo privo di DRM si può convertire, tramite Calibre, in ePub e leggerlo su qualsiasi altro eReader. Altrimenti, ci sono le app gratuite Kindle per più o meno qualsiasi sistema operativo esistente.
Se poi dovesse piacervi e voleste fare una buona azione, terminata la lettura potete recensirlo dove più vi aggrada (la cosa migliore sarebbe su Amazon, ma pure su Goodreads o Anobii; oppure parlatene agli amici, ai vicini di casa, a quelli di fianco a voi sulla metro…). Altrimenti, bevetevi una Schweppes alla salute di Carlo Cane e siamo a posto così.

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Sergio “Alan D.” Altieri

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Lʼuomo esterno
Una storia di mafia con il respiro di un grande film d’azione. Violenza, sangue, personaggi lineari e funzionali, e una grande scrittura che tiene assieme il tutto. La Milano più spaventosa dai tempi di Scerbanenco.

Kondor
Una guerra per il petrolio tra Occidente e Islam. Un gruppo di supersoldati delle forze speciali. Complotti. Tradimenti. Colpi di scena. Sangue. Piombo. L’Inferno in terra, una discesa senza paracadute verso il cuore 48
della Bestia. Vertiginoso, eccessivo e ubriacante. Altieri entra nel novero dei miei autori preferiti, senza se e senza ma.

Così, nell’agosto del 2005, registravo sul mio blog di allora la scoperta dei romanzi di Alan D. Altieri. Era una scoperta avvenuta, come molte delle cose migliori della vita, per caso, sulle pagine di un fumetto (era il terzo numero di Detective Dante, di Bartoli e Recchioni, sul quale c’era una pagina dedicata ai profili di autori di gialli, noir e thriller). Ricordo che Recchioni scriveva che i personaggi di Altieri a volte “sparano per pensare”, che è una definizione bellissima.

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Detective Dante #3, Uomini di Fango

Con la sua morte improvvisa, Sergio Altieri si è portato via uno stile unico e impossibile. Come i veri grandi, Altieri per le sue storie si era inventato una lingua che era sua e di nessun altro. Certo, è facile imitarne gli stilemi più superficiali: frasi secche, paratassi, ripetizione, frasi nominali, qualche tecnicismo. Ma solo nelle sue mani quella lingua assurda, che a volte suonava come una traduzione dall’inglese carica di calchi poco eleganti, detona come un ordigno perfettamente calibrato, con una precisione ingegneristica e diabolica. Che racconti un futuro sconvolto dai cambiamenti climatici, una guerra di mafia o la guerra dei Trent’Anni, Altieri sembra avanzare tra le pagine in un tripudio di metallo, scintillante, rigoroso e mortale, dominato da forze ineluttabili che forse nessun altro ha mai saputo descrivere così bene.
Altieri è un gigantesco cantore del visibile, le sue descrizioni sono oltre la cinematografia, il sogno e l’incubo di qualsiasi addetto agli effetti speciali; ma è anche un grande cantore dell’invisibile. Le leggi fisiche che regolano il moto dei proiettili, delle armi, dei veicoli; le pulsioni, i moti della storia, la vendetta, l’odio, la rabbia, sono tutti elementi che pervadono le sue storie, che le portano avanti per centinaia e centinaia di pagine verso l’ineluttabile, precisa, conclusione.
Devo confessare di non avere ancora fatto l’orecchio all’ultima evoluzione di questo stile, che lo estremizza fino a renderlo un mosaico di schegge impazzite di italiano, slang americano, sigle; quello stile che si trova nella produzione post-Magdeburg, nella nuova saga fantascientifica e nei racconti inediti scritti per la collezione dei racconti uscita in più volumi per TEA.
Però vorrei segnalare un gioiello, nella sterminata produzione di Altieri, un piccolo racconto che in qualche modo riassume molti dei motivi della sua opera, un genere di cose che mi piace tantissimo, perché se è vero che bisogna essere molto bravi per gestire trame che si dipanano per centinaia di pagine, bisogna anche esserlo per trovare storie che si possano raccontare brevemente senza che perdano potenza. Il racconto si chiama Ponte e lo trovate o nel primo volume della raccolta di racconti TEA, Armageddon, oppure nel volume dei Meridiani Mondadori dedicato ai racconti del Novecento italiano. Per dire. Ponte è un piccolo racconto, ma potentissimo, che potrebbe essere definito come un thriller ingegneristico, in cui degli uomini cercano di costruire, appunto, un ponte, in una zona dei locali che le superstizioni dei locali considerano maledetta. È uno scontro tra uomini e natura, tra razionalità e animismo, in apparenza semplicissimo, ma che spara in faccia al lettore una forza inarrestabile in pochissime pagine. Il paradosso è che è un racconto per certi versi, nel complesso della sua opera, misuratissimo, in cui Altieri riesce a sfoderare tutta la sua potenza senza quasi ricorrere a effetti speciali

Mancherà. E lascerà alcuni di noi, come me, privi della possibilità di averlo ringraziato per le sue storie, i suoi personaggi, per i libri scritti, quelli tradotti e quelli mandati in edicola come curatore.

Un’intervista spadaccina

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(L’Isola del Teschio ha una nuova copertina da un po’, ma non l’avevo ancora mostrata)

Mauro Longo (autore di troppe cose per riassumerle qui) mi ha intervistato per il suo blog Caponata Meccanica.
Tra una melanzana, un cappero e un ingranaggio abbiamo parlato dello Spadaccino, di giochi di ruolo, di editoria do it yourself e di quello che troverete nel mio racconto per l’antologia Zappa & Spada, curata da Mauro in uscita prossimamente per i tipi di Acheron Books.
Mi sono divertito parecchio a rispondere alle domande, soprattutto perché a un certo punto ho potuto scrivere “EUMATE” (chi deve capire, capisce). C’è anche una parte in cui ci siamo io, una suora morta e un tizio strano chiusi in una stanza.

La Ragazza e l’Angelo – Una storia dello Spadaccino

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Egitto, VII secolo d.C.
Una ragazzina sfuggita alla distruzione del suo villaggio incontra una creatura che cambierà la sua vita.

Nove secoli dopo, lo Spadaccino apre una tomba protetta da segni misteriosi e risveglia qualcosa che avrebbe dovuto restare sepolto per sempre.
L’unica salvezza sembra essere al riparo delle mura di un antico monastero cristiano, che custodisce un segreto millenario.

La Ragazza e l’Angelo.
Lo Spadaccino è tornato.
Questa volta i suoi viaggi lo hanno portato in Egitto, alla ricerca di antichità per conto di un ricco signore turco.
È una storia con dentro parecchio horror, più simile ai primi due racconti pubblicati che a Gatto e Libertà, con la quale ha un collegamento abbastanza diretto (anche se si svolge prima; un altro collegamento è con Colei che canta, ma non so in quanti se ne accorgeranno).

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Enzo Cilenti, qui nei panni di Childermass nella miniserie “Jonathan Strange & Mr Norrell”, è l’inconsapevole interprete ideale dello Spadaccino.

In origine questa doveva essere la terza storia dello Spadaccino; poi è rimasta bloccata per un sacco di tempo, fino a che un libro di William Dalrymple, From the Holy Mountain (l’edizione italiana, Dalla montagna sacra, pubblicata da Rizzoli, temo sia esaurita) non mi ha dato lo spunto per tirare fuori dalle secche il racconto.
Tra gli altri debiti che ho per questa storia sicuramente ci sono gli ultimi due anni di lavoro, in cui ho avuto a che fare con diverse cose legate all’Antico Egitto. Proprio per questo, però, non troverete niente di faraonico nella storia (se non un accenno): la consapevolezza che il rischi di scrivere sciocchezze perché la materia è immensa mi ha frenato parecchio.

Per l’occasione, ho cambiato lo stile della copertina, passando dalle silhouette alle fotografie; se l’esperimento funziona, penso che lo estenderò anche al resto del catalogo.

La Ragazza e l’Angelo si compra su Amazon per 99 centesimi (gratis per gli abbonati a Kindle Unlimited). Si legge su tutti i modelli Kindle e su qualsiasi altro device con le applicazioni di lettura Kindle.
Il file non è protetto da DRM, quindi può essere convertito in epub con Calibre e caricato sul vostro e-reader preferito.

Se vi è piaciuto, passate parola o recensitelo dove preferite.