I guerrieri di Wyld (Kings of the Wyld)

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La copertina dell’edizione in inglese, con uno strillo che mette subito in chiaro le cose.

Ogni sera, Clay Cooper entra nella solita locanda. Ogni sera, qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca. Ogni sera, Clay ascolta i giovani parlare del coraggio di quei guerrieri, ignari del fatto che uno dei Saga è seduto proprio lì, accanto a loro. Ma a Clay non importa. Quei tempi sono finiti, ed è come se il suo passato non gli appartenesse più. Ma poi, una notte, alla sua porta bussa Gabe, il vecchio comandante della banda. Gabe è l’ombra del condottiero che fu, eppure nei suoi occhi arde ancora la fiamma della guerra. Ed è determinato a ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di una devastante orda di orchi e mostri. All’inizio, Clay non vuole essere coinvolto: ha la sua famiglia cui pensare. Tuttavia non può ignorare che quella minaccia incombe anche su di loro. Senza rinforzi, Castia è condannata e l’orda continuerà la sua marcia di morte. Ma i rinforzi non arriveranno, perché il solo modo per raggiungere Castia è superare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori inimmaginabili. Un luogo da cui nessuno è mai uscito vivo. Tranne i Saga. Loro sono gli unici ad averlo attraversato ed essere sopravvissuti per raccontarlo. Ha ragione Gabe, devono rimettere insieme la banda. Insieme, potrebbero essere l’ultima speranza dell’intera stirpe degli uomini…

Una delle caratteristiche più distintive che Dungeons & Dragons ha introdotto nell’immaginario fantasy è quella del gruppo (“party”) di avventurieri, cioè una variegata compagine di tizi con varie specializzazioni uniti per girare il mondo alla ricerca di gloria, ricchezza e avventura.

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Una classica illustrazione di Larry Elmore che ben illustra lo spirito che anima il gruppo-tipo di D&D: uccidi il mostro, arraffa il tesoro (ho sempre sperato che questi cinque venissero poi fatti a pezzi da un drago adulto)

Certo, in parte l’idea deriva da Tolkien: la compagnia dell’Anello e, prima ancora, la spedizione di nani de Lo Hobbit possono essere visti come party ante litteram, ma D&D, con i suoi moduli di avventura e grazie alla pratica quotidiana di milioni di giocatori di tutto il mondo, ha contribuito a trasformare l’idea, nobile, della quest in qualcosa di più terreno: girare il mondo per uccidere mostri, per lo più a pagamento, e afferrare quant più tesori dimenticati possibile.
Il concetto di un gruppo di persone con diversi ruoli e specializzazioni che gira il mondo, lontano dalle proprie case, se ci rifletti abbasta a lungo, finisce in fretta per fondersi con un altro tipo di gruppo: quello musicale. Era un’intuizione che avevo avuto, come immagino molti altri, un po’ di tempo fa e che, per fortuna, ha avuto anche Ermes, riuscendo a trasformarla in un romanzo divertentissimo e solido.

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Ecco, magari anche un po’ meno gruppo musicale di così.

 

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La (purtroppo molto più anonima) copertina italiana.

I guerrieri di Wyld (Kings of Wyld in originale) è, se lo riduci alla sua struttura profonda, la storia della reunion dei membri di un gruppo dell’importanza dei Led Zeppelin, che riemergono da un lungo periodo di inattività perché c’è bisogno di loro.
Prendete quest’idea, ambientatela in un mondo fantasy costruito su poche idee ma buone e decisamente coerenti, incorporate un cast di personaggi archetipici ma non troppo, montate una successione rocambolesca e picaresca di ostacoli sul cammino degli eroi, condite con una quantità ben calibrata di umorismo e strizzate d’occhio alla mitologia dei giochi di ruolo e del rock (ma senza cadere mai nella parodia o nel nostalgismo fine a se stesso) e, bam!, avete un gran romanzo.
Nicholas Eames ha fatto centro praticamente in tutto (e non era facile).
Kings of the Wyld è un romanzo che funziona a più livelli: è un buon fantasy che mette in gioco una posta che è importante per i personaggi ma che allo stesso tempo non è la solita guerra al Malvagio Signore che vuole dominare/distruggere l’universo.
Fa ridere ma non è (mai solo) una parodia: anzi, riesce persino a trasformare quello che sembra solo uno spunto comico (l’orco a due teste una delle quali cieca) in un personaggio toccante. Contiene moltissimi riferimenti al mondo del gioco di ruolo classico ma non è un romanzo nostalgico o per nerd: un lettore che non abbia mai fatto un tiro salvezza in vita sua si divertirà ugualmente, anche se non tanto quanto chi da sempre si domandi perché proprio l’orsogufo (e la risposta, lo sappiamo ora, è “giocattoli cinesi a basso costo”).
Sarà interessante vedere come Eames proseguirà nell’esplorazione del suo mondo con il prossimo romanzo, in uscita ad agosto, che dovrebbe essere incentrato sulla “seconda generazione” di avventurieri.

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Da Rat Queens, alcuni gruppi di avventurieri.

 

Curiosamente, Kings of the Wyld non è l’unica opera a partire dallo spunto degli avventurieri alla D&D che mi capiti tra le mani negli ultimi tempi. Rat Queens, un fumetto di Kurtis J. Wiebe e Roc Upchurch, il cui primo ciclo è stato di recente stampato in Italia in un volume dal titolo di Chiappa e Spada (che ricorda qualcosa, ma è una buona resa dell’originale Sass and Sorcery), racconta le vicende di un gruppo di avventuriere e il loro rapporto con altre formazioni di colleghi.

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Ah! L’avventura!

In tono ancora più umoristico, la serie Bonelli 4 Hoods, ideata da Roberto Recchioni e scritta da Federico Rossi Endrighi, presenta gli avventurieri come appartenenti a un’accademia che si occupa di formarli e coordinare le loro imprese. Qui i riferimenti a D&D diventano espliciti, in forma di veri e propri injokes rivolti al pubblico dei giocatori.
Una testimonianza, l’ennesima, di quanto l’invenzione di Gary Gygax e Dave Arneson, che ormai si incammina verso il suo quinto decennio di esistenza, abbia contribuito a dare una forma e un background alla creatività e all’immaginazione di almeno un paio di generazioni di giocatori diventati autori.

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Che l’orsogufo sia con voi.

 

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La Caccia Eterna – Una Storia dello Spadaccino

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Braccato in una foresta da una setta di adoratori del Diavolo intenzionati a mangiarlo al termine di una Caccia feroce, lo Spadaccino dovrà trovare un modo per salvarsi la vita.
Ma altre, inquietanti, presenze si aggirano nella foresta, alla ricerca anche loro di una fuga dalla maledizione di cui sono prigioniere…

Auf dem Lande, auf dem Meer lauert das Verderben.
Die Kreatur muss sterben!

Rammstein, Waidmanns Heil

È uscito La Caccia Eterna, quinto titolo della serie dello Spadaccino.
Si tratta sicuramente della storia più fantasy tra quelle uscite finora nella serie, anche se a dire il vero l’ispirazione principale (almeno di un certo modo di introdurre la vicenda e portarla avanti) viene non da quel genere bensì dai romanzi di Lee Child con protagonista Jack Reacher, una delle mie letture preferite. Questa volta, quindi, troverete uno Spadaccino ancora più eroe solitario, ma sempre alle prese con questioni incommensurabilmente più grandi di lui.

Poi, certo, c’è il tema della “most dangerous game“, dall’omonimo racconto che non ho mai letto, così come non ho mai visto nessuno dei suoi adattamenti. A parte quello dei Simpson:

È una storia veloce e, spero, divertente, che aggiunge altre sfaccettature alla serie dello Spadaccino, sempre secondo il principio di fare qualcosa di un po’ diverso a ogni uscita. In questo caso, ho aumentato i punti di vista: non più solo lo Spadaccino, ma anche i suoi antagonisti sono al centro della narrazione. Fatemi sapere, sui commenti di Amazon o qui, o sulla pagina facebook di Dorso di Carta, se avete apprezzato!

(La nota tecnica: l’ebook è in vendita su amazon in formato mobi. Si può leggere su Kindle oppure su qualsiasi tablet, telefono o computer con le applicazioni di lettura kindle. In ogni caso, il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in ePub con Calibre e caricato su qualsiasi altro e-reader)

 

Faccia a faccia con Fabio Andruccioli

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Lo segnalo con un po’ di ritardo, ma Fabio Novel ha messo Fabio Andruccioli e me faccia a faccia a discutere dei nostri ebook per Delos Passport, la collana da lui curata.
La chiacchierata si legge su Thriller Magazine.
Si parla di Ritorno a Mogadiscio (del qui presente) e di Prima del Monsone (di Fabio), ma anche di indagatori dell’incubo, viaggi, documentazione…

Grazie a Fabio e a Fabio per l’opportunità!

Le storie del 2017

Questo 2017 che si sta chiudendo è stato l’anno in cui ho pubblicato (per ora) più cose.
Facciamo un rapido riassunto per chi si fosse perso qualcosa.

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Ho iniziato a febbraio con La ragazza e l’Angelo, il quarto titolo della serie dello Spadaccino. È una storia ambientata in Egitto, ma che ha pochissimo a che fare con l’Egitto dei faraoni. Piuttosto, è uno snodo abbastanza importante per la saga dello Spadaccino: non solo il finale si ricollega direttamente a Gatto e Libertà, ma vi compare anche un personaggio che, molti secoli dopo, incrocerà la strada dello Spadaccino in Colei che canta.

L'estate del ragazzo mortoA ottobre l’estate è finita, ma è iniziata L’estate del ragazzo morto, la seconda avventura di Carlo Cane, il riluttante indagatore dell’incubo già incontrato in Castel della Croce. Quelle di Carlo sono storie molto diverse da quelle dello Spadaccino: ambientate a Genova e dintorni nei giorni nostri, mi piace pensarle in primo luogo come delle commedie, nelle quali succedono poi delle cose sovrannaturali. Se avete visto la serie di Smetto quando voglio, giunta questo inverno al terzo film, il tono è quello: trentenni in crisi che cercano di sfangare il lunario in qualche modo e finiscono in guai molto più grossi di loro. Nei programmi per il prossimo anno, dopo la primavera e l’estate dovrebbero arrivare anche l’autunno e l’inverno di Carlo Cane, per portare a termine la sua prima annata.

E, fin qui, business as usual, perché sono ebook pubblicati autonomamente, come gli altri anni.
Le novità sono arrivate a fine anno.

zappa e spadaSono stato chiamato da Mauro Longo a far parte della banda di Zappa e Spada, la prima antologia di Spaghetti Fantasy uscita per i tipi (ovvero “i caratteri tipografici”, non “tipo” nel senso di “ehi, tipo, c’hai una siga?”; tutto questo per dire che esiste anche la versione cartacea) di Acheron Books. È stata una bella sfida, perché avrei condiviso l’indice con gente molto più in gamba ed esperta di me, ma penso di esserne uscito bene, con una storia che mi soddisfa molto e che ha ricevuto qualche menzione nei commenti al libro letti in giro. Commenti al libro che sono decisamente positivi, tra l’altro.

9788825404524-ritorno-a-mogadiscioUltimo ma non ultimo, Fabio Novel mi ha chiamato per chiudere il primo anno della collana Passport di Delos da lui diretta. Il risultato si chiama Ritorno a Mogadiscio ed è una storia ancora diversa da tutte quelle uscite finora, un thriller tutto d’un pezzo senza elementi sovrannaturali. È la versione definitiva, ampliata e rivista di una storia che avevo iniziato anni prima e racchiude alcuni temi che trovo molto importanti: le nostre scelte e le loro conseguenze, il male, l’assurdità della vita. Poi ci sono anche un sacco di esplosioni, di agguati, di colpi di arma da fuoco, tanto per non perdere l’abitudine. È la prima volta che una casa editrice pubblica qualcosa su cui c’è solo il mio nome, e ne sono molto fiero.

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Disegni di Roberto Lauciello

E infine, c’è un piccolo bonus.
91ZptxyNQ4LPer la casa editrice Franco Cosimo Panini ho scritto i testi del libro Tombe, sarcofagi e piramidi, pubblicato in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e illustrato dal bravissimo Roberto Lauciello. È un libro di divulgazione per bambini, con testi semplici accompagnati da scenette a fumetti che hanno per protagonisti due bambini (Schiapp e Cody) e le due mummie più famose del Museo di Torino, Kha e Merit. È il terzo libro della collana, che comprende un altro titolo scritto interamente da me, quello dedicato a Deir el-Medina. È un tipo di scrittura, ovviamente, molto diverso (ancora) da quello di tutti i titoli elencati sopra, ma che mi dà grandi soddisfazioni perché mi permette di inserire tutta una serie di piccole citazioni (dalla musica ai giochi di ruolo) che, spero, faranno sorridere i genitori che dovessero leggere questi libri insieme ai loro figli. Se per caso lo leggete e ne notate qualcuna, fatemi un fischio.

Per quest’anno è tutto.
Cosa arriverà l’anno prossimo?
Sicuramente uno Spadaccino, poi forse un western.
Poi si vedrà.
Buon anno!

Ritorno a Mogadiscio – Delos Passport

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Mogadiscio, 1993. La Somalia è devastata dalla guerra civile. Le Nazioni Unite sono presenti per “riportare la speranza” alla popolazione, ma il generale Aidid non è per niente d’accordo. Anche il contingente Italiano si ritrova a dover fare dei sanguinosi conti con il signore della guerra somalo, scontrandosi con i suoi miliziani al Checkpoint Pasta.
Mogadiscio, 2018. Dopo un quarto di secolo, non si può dire che la Somalia sia rinata per davvero. La situazione è di gran lunga migliorata, certo, ma si vive sul bilico. E la morte è ancora di casa, come appurerà il protagonista di questa storia, un ex-militare direttamente coinvolto negli affari sporchi che qualcuno, venticinque anni prima, aveva condotto all’ombra della missione italiana. E senza alcun scrupolo.

Mia prima uscita in solitario per una casa editrice, Ritorno a Mogadiscio potrebbe sembrare familiare a chi mi segue da tempo; infatti, è la versione definitiva, estesa e riveduta di Checkpoint Pasta, un racconto sulla “battaglia del pastificio” durante la missione italiana in Somalia del 1993.
Quella storia nasceva come il prologo di un romanzo che non ha mai visto la luce; devo all’interessamento di Fabio Novel, curatore della collana Passport, se oggi quella storia smette di essere monca ma diventa parte di qualcosa di più ampio. Non un romanzo, certo, ma un racconto che chiude quello che Checkpoint Pasta lasciava aperto e nel quale, come spero leggerete, qualcosa di quel romanzo mai esistito è riuscito a entrare. Perché c’è un filo rosso che collega il luglio somalo del 1993 e un altro luglio italiano.
Ho iniziato a lavorare a questa nuova versione prima che la Somalia venisse colpita da una nuova serie di attentati e la data di pubblicazione è stata decisa ben prima del più recente; anche per questo, parte della storia si svolge alla fine del 2018, per evitare che la cronaca ci sorpassasse a destra.

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“Morti anche tra i somali”. Tipo venti volte che tra gli italiani. Anche. 

Si tratta della prima volta che pubblico qualcosa che non contiene elementi sovrannaturali. Non che abbia complessi di inferiorità nei confronti della narrativa realistica, ma mi piace uscire dalla mia comfort zone (quella creativa, almeno). In fondo, ogni uscita dello Spadaccino è un po’ diversa dalle altre, TRBNGR è una bestia decisamente particolare, Carlo Cane è qualcosa di diverso da entrambi e anche il mio racconto per Zappa e Spada non assomiglia granché a quello che ho fatto prima.
Quindi, questa volta, una storia di vaga ispirazione altieriana (qua e là cerco di incorporare elementi dello stile Alan D. Altieri) in cui i mostri ci sono e sono, credo, anche abbastanza spaventosi, ma sono completamente umani.
L’immagine che apre e chiude la storia, quella degli occhi senza volto viene da una delle fonti più improbabili per una storia del genere, cioè un pezzo pop così pop che più pop non si può, appunto Eyes without a face di Billy Idol. Ma, si sa, gli occhi senza volto non alcuna grazia umana.

NOTA TECNICA:

Ritorno a Mogadiscio si trova, oltre che su Amazon, anche su tutti gli altri store digitali di ebook, in ePub. Per esempio, su BookRepublic, ma anche sul sito di Delos.
Insomma, questa volta non ci sono scuse 🙂

 

Ognissanti – un inedito di Carlo Cane

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È buio.
Il lampione di questo vicolo non funziona mai, perché il Comune è discreto e non vuole disturbare quelli che pisciano nell’angolo.
Di solito evito di passare di qui, perché non ho del Vicks da mettermi sotto le narici come nell’autopsia del Silenzio degli Innocenti, ma si risparmia un po’ di tempo. E poi basta che mi tappi il naso. Forse.
A passo di carica, percorro il vicolo, con gli occhi ben fissi per terra: il contatto della scarpa con qualcosa di organico è un rischio reale. Può essere cacca o può essere un topo morto. O magari uno che dorme: ormai sono così sfrontati che bivaccano per la pubblica via.
Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.

Soprattutto l’ultima.
Il vicolo sbuca alle spalle del coro della vecchia chiesa. Qui un lampione c’è, ma deve averlo posizionato uno che faceva la fotografia dei film di Dario Argento, perché la sua luce itterica, eroico baluardo dell’epoca delle lampadine a incandescenza, serve solo a fare risaltare le ombre di questo pezzo di medioevo sopravvissuto a tutto. El siglo de oro, gli sventramenti, la guerra, la speculazione edilizia, le Colombiadi, la Capitale Europea della Cultura, il G8, Luca Bizzarri presidente della Fondazione di Palazzo Ducale.
C’è persino una lieve nebbiolina, tanto per rendere più inquietante il tutto.
Mi faccio coraggio, che con tutto quello che mi è successo da quando ho avuto quella bella idea questa primavera un angolo di Genova un po’ inquietante dovrebbe essere la mia ultima preoccupazione, e tiro avanti.
È solo quando volto l’angolo che mi rendo conto che forse, invece, proprio per tutte le cose che mi sono successe dovrei sapere che le cose brutte succedono. E succedono a me.
Il primo che vedo è vestito con una lunga tunica e ha una spada conficcata nel cranio. Sorride. Di fianco a lui ci sono due donne. La prima ha il volto insanguinato, due buchi neri al posto degli occhi. Nella mano destra tiene un piattino, sul quale sono appoggiati gli occhi che le mancano. L’altra donna ha la veste sul petto insanguinata, i capelli lunghi davanti al volto. Lei regge un vassoio sul quale riconosco la forma di due seni femminili. Un altro uomo, più dietro, ha la pelle del volto carbonizzata, solcata da profondi segni rossi. Un altro si regge gli organi interni, che stanno sfuggendo da uno squarcio sulla pancia. C’è una donna senza testa sul collo: la tiene sotto braccio e da quello che resta del collo cola qualcosa di biancastro.
Ora, capitemi. Faccio il portiere di notte in un albergo da un mese. I miei ritmi circadiani sono andati completamente a ramengo, non capisco più quando sono sveglio e quando no. In più sono di corsa, è più la sorpresa di essermi trovato davanti qualcuno all’improvviso che non la paura in sé.
È per questo, e solo per questo, che grido come una ragazzina di quelle proprie paurose, un urletto strozzato in gola. Faccio anche un salto sul posto.
Il gruppo di morti viventi, che stava venendo nella mia direzione, si ferma. Sembrano stupiti anche loro.
Poi, sento una voce familiare. “Ma sei proprio un coglione. Ma ti pare che puoi spaventarti per ‘sta cazzata?”
Ada.
Si toglie i capelli dalla faccia: è la donna con i seni sul vassoio.
“Ada,” dico. “Ma cosa?”
Lei mi viene incontro, con quelle ridicole tette finte che sobbalzano sul piattino. “È Halloween, scemo.”
“Grazie, lo sapevo. Stavo andando a un concerto. La Scala Mobile, li conosci?”
“Mamma che merde, ma che mi stai diventando pure hipster?”
“No, lascia perdere, devo accompagnare Leo.”
“Quasi era meglio se ti piacevano davvero. Comunque, è Halloween e stiamo andando a trollare una veglia di preghiera cattolica, con i ragazzi del centro sociale.”
“Scusa?”
Si fa avanti quello con la spada in testa, che conosco anche, da quando stavo con Ada. Mi ricordassi mai il nome… “Hai presente no,” dice, “che rompono il cazzo con le tradizioni cristiane e che Halloween è una festa pagana ed è il compleanno del diavolo?”
“Ho presente.”
“Ecco, noi ci siamo vestiti da santi martiri. Io sono Pietro da Verona, inquisitore giustamente ammazzato a spadate in testa. Ada è Sant’Agata, a cui strapparono i seni con le tenaglie.”
“Per una volta,” sorride lei, “sfrutto il fatto che sono un’asse da stiro.”
“Rachele fa Santa Lucia, con gli occhi in mano, Lorenzo si è preso, pensa, san Lorenzo, bruciato sulla graticola; Jorge, che qui in Erasmus, fa sant’Erasmo. Gli tirarono fuori gli intestini dallo stomaco. E infine Mia con la testa sotto il braccio, è santa Caterina, decapitata dopo che tutto il resto fallì.”
La testa di Mia fa capolino sotto il collo finto. “Siamo precisissimi, eh. Guarda qua, c’ho pure il latte che sgorga dalla testa mozzata.”
“Forte, no?”
“Sì, sì,” dico.
“Ma che ti abbiamo spaventato davvero?”
“No, è che sono stan…”
Ada ride. “Ti sei spaventato davvero! Raga’, questi costumi sono una bomba! Daje che li facciamo crepare a quegli stronzi.” Il gruppo risponde con urletti e brevi ululati.
“Oh, grazie di averci fatto da cavia, Carlo,” dice quello di cui non ricordo il nome.
Ada mi dà un pugno sulla spalla. “L’anno prossimo vieni con noi, eh. Niente scuse.”
“Sì, vestito da patatina fritta.”
Mi fissano tutti.
“Sapete, san Carlo…”
“Ciao Carlo. Ciao, eh. Divertiti con il tuo amicone Leo.”
Si rimettono in marcia, in una cacofonia di saluti più o meno entusiasti.
“Non fatevi arrestare, per favore,” dico.
Ada mi risponde alzando il dito medio senza neanche girarsi, quello che non mi ricordo come si chiama credo si tocchi le palle.
Va beh. A ognuno il suo.
Solo, ci sono rimasto un po’ male.
Non si sono neanche accorti che mi sono vestito da Dylan Dog.
La prossima volta mi faccio lanciare la pistola da Leo.

***

Carlo Cane è il protagonista degli ebook Castel della Croce e L’estate del ragazzo morto.
Questa scenetta è il prologo della terza storia di Carlo Cane, che spero sarà pronta per l’inizio del 2018, una ghost story dal titolo provvisorio di
Resta.

Conan il tronista

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Diventare Tronisti è semplici:
basta un po’ di bella presenza
e sedersi su di un trono rosso e con calma
scegliere il partner corteggiatore.
[Libero blog]

Qui giunse Conan il Cimmero, dai capelli neri e gli occhi cupi,
la spada in pugno, ladro, predone, assassino,
capace di gigantesche maliconie e gigantesche allegrie,
per calpestare i troni ingioielliati della Terra sotto i suoi calzari.

[Robert E. Howard, The Phoenix on the Sword]

 

[Sigla di UOMINI E DONNE, poi applausi. Maria De Filippi entra nello studio. C’è solo il pubblico, il trono e i posti per le corteggiatrici sono vuoti]

MARIA: Ehhhr, buon pomeriggio, buon pomeriggio a tutti, benvenuti alla prima puntata della nuova edizione di Uomini & Donne. Abbiamo un nuovo studio, una nuova sigla e un nuovo tronista. Ha 30 anni, comanda una banda di predoni del deserto ed è stato fidanzato per diverso tempo con Bêlit, una famosa regina dei pirati. Poi, purtroppo, la storia è finita dopo che lei è morta per avere profanato un tempio dei Grandi Antichi e oggi lui è qui. Entri… Conan di Cimmeria!

[Applausi. Entra Conan. È un colosso alto quasi due metri, che nonostante il fisico possente si muove con agilità sorprendente. La telecamera indugia sui suoi occhi del colore dell’acciaio e sui suoi capelli neri. Indossa un paio di mutande di pelo, stivali e una specie di gilet aperto sui pettorali imponenti. In una mano stringe un’ascia. Si guarda intorno circospetto, senza sorridere]

MARIA: Ehhhr…ahhhrrr… ciao Conan, benvenuto. Siediti pure lì.

[Maria indica il trono. Conan si siede, scomposto, dopo avere appoggiato l’ascia lì a fianco]

MARIA: Allora, ehhhr, vuoi presentarti al nostro pubblico, Conan?

[La telecamera inquadra il pubblico di Uomini e Donne. Donne che parlottano tra loro, sorridono, si danno di gomito, qualcuna sta platealmente prendendo le misure con gli occhi a Conan. L’atmosfera è piuttosto greve]

CONAN: No.

[Non è un “no” cordiale. È un “no” che emana ostilità]

MARIA [leggermente imbarazzata]: ehhhr, ehm, bene, allora… allora se non vuoi dire niente… Non vuoi dire niente? Ehhhr, allora, bene, qualcuno dal pubblico vuol dire qualcosa?

[si sente distintamente un “a’ bbono”]

MARIA [si produce in qualcosa che assomiglia a un sorriso]: buone, ehhhr, buone, su. Allora, facciamo entrare le corteggiatrici.

[Musica accattivante, entrano nello studio una ventina di ragazze, dai venti ai quarant’anni circa, mediamente troppo truccate, troppo abbronzate, troppo spogliate, troppo pettinate. La camera alterna le inquadrature, passa da uno stacco di coscia agli occhi indagatori di Conan, da un push up al sorriso sardonico di Conan, da un culo al pacco di Conan. Le ragazze sfilano fino a sistemarsi sui loro sgabelli e sulle loro poltrone. Applausi del pubblico]

MARIA: bene, bene, benvenute anche a voi, benvenute a tutte, voi siete le corteggiatrici, nelle prossime puntate Conan cercherà di conoscervi meglio e sceglierà una di voi con la quale potrebbe nascere, ehhhr, un grande amore, che è quello che noi ci auguriamo, ehrrr…

CONAN: tutte.

[La voce di Conan arriva da fuoricampo, la regia lo inquadra un attimo troppo tardi]

MARIA: eh?

CONAN: ho detto “tutte”. Le prendo tutte, vanno bene tutte.

MARIA: ehrrr, no, ma il format…

CONAN [alterato]: vergini di Crom! Ho passato le ultime due settimane nel deserto, con un’orda di predoni che puzzano peggio che formaggio di capra macerato nel sudore, senza vedere nemmeno l’ombra di una donna! Osi forse mettere in dubbio il mio desiderio?

MARIA: ehhhr, no, ma il contratto…

CONAN: io non so che cosa sia un contratto, donna! So solo che se Conan vuole delle donne, Conan prende delle donne! Se lo ricorda bene la figlia del dio Ymir, che ha dovuto invocare la protezione di suo padre per salvare la sua gelida pelle dal caldo abbraccio del mio sangue cimmero!

[Conan si è alzato in piedi, adesso, ha i muscoli tesi e una rabbia sorda deforma i suoi lineamenti]

DONNA DEL PUBBLICO #1: anvedi ‘sto cafone burino palestrato chissecrede di esse’! Ma tornatene da dove vieni, albanese!

DONNA DEL PUBBLICO #2: macché albanese, mica è negro questo! Comunque se a me mi vuole, io ‘sto qui, eh…

[risate, caciara, applausi]

MARIA: ehhhr, buoni, buoni, calma, per favore. Io credo che Conan debba chiedere scusa per quello che ha detto, debba chiedere scusa alle donne in questo studio e a casa…

CONAN [afferrando l’ascia]: Macha, Morrigan e Mitra! Voi mi attirate qui promettendomi delle donne e poi mi dite che non posso averle? Che devo sceglierne UNA?

MARIA: è il regolamento, è…

CONAN: Crom! Solo ora mi rendo conto che… tu non sei una donna! Non so quale perverso stregone abbia infuso la vita nel corpo di un albero, ma tu hai finito di spargere la tua immonda presenza su questo mondo!

[Conan si getta contro Maria, con l’ascia alzata. Le telecamere zoomano giusto in tempo per inquadrare la lama che si abbatte sulla spalla destra della donna, tagliandola a metà per il lungo. Un getto di sangue inonda Conan. Nello studio scoppia il caos. Donne urlanti fuggono ovunque. Conan, coperto di sangue, si lancia all’inseguimento di alcune delle ragazze]

CONAN: non fuggite! Non dovete avere più paura del mostro che vi teneva prigioniere! Siete libere, ora!

[Le ragazze fuggono lungo un corridoio dello studio. Conan le segue, ripreso da una steady-cam alquanto traballante. Urla. Poi tutto sfuma e inizia una televendita di materassi con Giorgio Mastrota]

(Conan il tronista è apparso per la prima volta su Buoni Presagi il 24 ottobre 2007. Siccome sta per compiere dieci anni, credo che oggi sia questa la sua collocazione migliore)

Zappa e Spada – Spaghetti Fantasy

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la copertina stesa in tutta la sua maestosità

Quando qualche mese fa sono stato arruolato da Mauro Longo nella colorita ciurma di Zappa e Spada – Spaghetti Fantasy (e qui ci vuole un ringraziamento a Umberto Pignatelli, che ha messo in moto gli ingranaggi) e mi sono trovato a dover mettere insieme una storia di fantasy “all’italiana”, la prima cosa a cui ho pensato sono stati i santi. Continua a leggere

L’estate del ragazzo morto – ebook

L'estate del ragazzo morto

Carlo Cane ha abbandonato l’idea di fare l’Indagatore dell’Incubo.
Ora lavora nello stabilimento balneare del padre, dall’alba al tramonto e oltre, e vorrebbe solo trovare il modo di rimettere in ordine la propria vita.
Ma quando un ragazzo viene ritrovato una mattina morto affogato e una sua amica si rivolge a lui perché è convinta che la morte sia stata causata da una sirena, Carlo Cane è costretto a tornare in azione. Scoprirà ben presto che i confini tra la vita e la morte sono più labili di quanto non si creda, che il mare cela orrori al di là di ogni immaginazione e che la ricerca di sapori esclusivi non si ferma davanti a nulla.
Tra allegri ragazzi morti, ragazzine disinvolte, creature leggendarie cuochi televisivi e amori impossibili, una nuova commedia sovrannaturale in cui il mar Ligure si tinge di sangue e di mistero.

L’estate del ragazzo morto (al link, la corposa anteprima su amazon, dove si può comprare l’ebook per 0,99€ – al momento niente Kindle Unlimited) prosegue le avventure di Carlo Cane, già protagonista di Castel della Croce e riprende gli ingredienti di quella storia: un narratore autoironico, creature sovrannaturali, la Liguria, l’eterna palude dei post-trentenni sospesi tra un lavoretto e l’altro. Si può leggere anche senza avere letto il primo? Sì. Ho cercato di rendere godibile autonomamente questa storia e di raccontare il meno possibile della prima per chi la dovesse leggere in un secondo tempo; ovviamente chi ha letto Castel della Croce avrà più chiare alcune cose di contorno.
Come al solito, dentro ci sono un sacco di riferimenti a film, fumetti, altri libri; alcuni espliciti, altri un po’ più nascosti (c’è un riferimento a Rat-Man un po’ da intenditori, per esempio).
E poi c’è una scena, al centro del libro, che avevo in testa da parecchio tempo, ma senza avere una storia in cui inserirla. Ora che l’ho trovata, sono molto soddisfatto.

Il libro si apre con ben quattro citazioni da altrettanti canzoni, che danno un po’ il tono di tutta la storia. Le metto qui sotto, con due righe di spiegazione:

Il mondo misterioso e storto dei testi di Davide Toffolo mi ha sempre affascinato. Questo inno agli inni generazionali rende bene l’idea dell’adolescenza complicata di Luisa.

Per me l’horror e la musica metal sono inscindibili. I Savatage uniscono benissimo le due cose in questo pezzone.

La storia di questa canzone (quella di Scipione Cicala, del rampollo di una famiglia genovese catturato dagli ottomani in mare che si converte all’Islam e fa carriera nell’impero turco fino a diventare gran visir) sarebbe più adatta allo Spadaccino. È un esempio della lingua in cui si esprime Sauro, oltre che un pezzo sul mare. Poteva essere significativo per Carlo anche il verso a sfurtûn-a a l’è ‘n belin ch’ù xeua ‘ngiu au cû ciû vixín.

La storia (vera) che racconta questa canzone non ha molto a che vedere con quello che si succede nell’ebook, ma i Rammstein rendono perfettamente l’atmosfera opprimente e sadica che avevo in mente. Hoenzoller ha, nella mia testa, l’aspetto di Richard Kruspe, il chitarrista grosso del gruppo.

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Carlo Cane non era nato come personaggio seriale (a differenza dello Spadaccino), lo è diventato sul campo e con lui ho intenzione di creare un serial vero e proprio, con una prima “stagione”  di quattro parti, una per ogni stagione dell’anno, durante la quale Carlo cambierà e sarà costretto a fare delle scelte.
Restate a bordo, credo che ci divertiremo.

 

(La nota tecnica: l’ebook è in vendita su amazon in formato mobi. Si può leggere su Kindle oppure su qualsiasi tablet, telefono o computer con le applicazioni di lettura kindle. In ogni caso, il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in ePub con Calibre e caricato su qualsiasi altro e-reader).

Zappa e Spada

zappa e spada

Zappa e Spada, l’antologia di Spaghetti Fantasy pubblicata da Acheron Books, sta arrivando.
Si può preordinare su Amazon o direttamente sul sito dell’editore.
Oppure, potete venire sabato 14 e domenica 15 ottobre a Milano, a Stranimondi 2017, e comprarla lì. Se poi venite sabato alle 15.30, c’è la presentazione ufficiale (ed è tutto gratis).
Sul blog di Mauro Longo, il curatore, trovate una presentazione dell’antologia e dei racconti che contiene.
Del mio racconto, La lingua del santo, si dice che

è una storia che mette in scena il campionario dei luoghi e delle situazioni più tipiche del fantasy all’italiana: preti, frati ed esorcisti, locandieri, guardie e stregoni, reliquie, maledizioni e sortilegi, taverne, chiese ed eremi abbandonati. Se cercate l’esempio più puro di questo nuovo canone che vorremmo contribuire a creare, è questo racconto che dovete leggere.

È la prima volta che sono l’esempio più puro di un canone.
Sono serenissimo.
ALLA PUGNA!

(prossimamente, qualche parola in più su La lingua del santo, con retroscena, citazioni e un pezzettino inedito tanto come antipasto)

Ah, già.
C’è anche un nuovo Carlo Cane in arrivo. Si chiama L’estate del ragazzo morto e la sua copertina è questa:

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