L’animita di Carmencita (Weird World, 1)

Questa estate sono stato in Cile (e sull’Isola di Pasqua). Il resoconto di quel viaggio uscirà con calma sul mio blog personale, Buoni Presagi.
Qui riporto uno stralcio dal primo episodio, con il quale inauguro una nuova rubrica, “weird world”, dedicata a cose strane ma vere, a tutti quei posti in cui il confine tra i mondi sembra essere un po’ più labile del solito.
Come nel Cimitero General di Santiago del Cile.

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Ex voto, pupazzi, peluche, giocattoli e palloncini impediscono quasi di vedere la tomba vera e propria. Donne e uomini si raccolgono, con commozione, in preghiera qui davanti. Di che si tratta?
Della tomba di una bambina, trasformata in quella che in Cile viene chiamata animita e che noi chiameremmo “santuario” (però un santuario spontaneo).
Chiedete e probabilmente vi racconteranno che lì è sepolta Carmen, secondo alcuni una bambina di 9 anni violentata e uccisa nel 1949, secondo altri una 15enne uccisa dai genitori che avevano scoperto la sua relazione con un contadino. Probabilmente per la sua posizione abbastanza vicina all’ingresso del cimitero, la sua tomba è diventata un luogo di culto e le si attribuiscono miracoli, come a una santa.
Però, se andate a fare una ricerca sui registri del cimitero scoprirete un’altra storia. Carmen era il nome d’arte di una giovane arrivata a Santiago durante la crisi degli anni Trenta, Margarita del Carmen Cañas, e presto costretta a prostituirsi per la mancanza di lavoro. Dopo quattordici anni di “vita” incontrò un uomo ricco, che abbandonò la moglie e i figli per lei. Poco dopo, però, lei si ammala e muore, nel 1949. È tutto così improvviso che non c’è tempo per preparare una tomba in grande stile e lei viene seppellita semplicemente nella terra (anche se non è ben chiaro perché non sia stata seppellita nella cappella di famiglia di lui – forse perché comunque la macchia della prostituzione era troppo forte). Quando il suo amato morì, non rimase nessuno a prendersi cura della sua semplice tomba, che rapidamente finì in rovina. Fu allora che un guardiano del cimitero, forse mosso a compassione, ebbe un’idea degna di una canzone di De Andrè: mise un salvadanaio sulla tomba e un cartello che spiegava che quella era la tomba di una bambina orfana violentata e uccisa, che rischiava di essere esumata e portata all’ossario perché nessuno pagava più l’affitto del campo.
Non ho ben capito se l’avesse fatto a scopo di lucro o perché davvero volesse salvare la tomba della ragazza; fatto che sta che prima che l’amministrazione se ne rendesse conto e lo licenziasse (il che fa pensare che i soldi se li intascasse lui), la tomba di Carmencita era diventata un luogo di culto, complice anche l’azzeccata scritta sulla tomba: “Tu che passi. Ricompensami e lascia sulla mia tomba un fiore,  pregherò Dio per il tuo destino e amore”.
Se volete, senza andare a Santiago, un esempio di quando questa devozione sia forte, date un’occhiata ai commenti a questo post, di debunking: è pieno di ringraziamenti e preghiere a Carmencita.

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L’animita di Carmencita potete vederla in due modi: potete vedere solamente l’idolatria cieca che ignora la realtà oggettiva oppure, facendo un passo di lato, ammirare il potere straordinario delle storie, del modo in cui plasmano la realtà. È davvero così importante la Carmencita reale, di fronte alla Carmencita che per migliaia di persone esiste davvero? Questo, vi direbbe un mago moderno, è il genere di cose di cui è fatta la magia. Non fare volare persone, scomparire oggetti; quelle sono baracconate che al massimo ti portano a sposare la Schiffer. Ma se migliaia di persone credono in una bambina-martire che intercede con la divinità per conto delle persone, come possiamo dire che questa non sia in qualche misura reale?
È un po’ come quando a Central Park ho visto inscenare, senza alcuna consapevolezza della cosa, riti verso la figura di John Lennon, nel settore a lui dedicato. E il discorso è sempre quello: le divinità sono la forma che diamo a idee, a concetti, per entrare in comunicazione con quelle. Carmencita è l’innocenza perduta, l’ingiustizia; incidentalmente cose che si adattano sia a una bambina abusata e uccisa, sia a una giovane costretta a prostituirsi.
Che poi tutto questo nasca da uno che magari voleva solo tirare sue due spicci per arrotondare lo stipendio alle spalle dei gonzi, beh, è solo ancora più magico.

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