Rogue One – una recensione (senza spoiler)

"I have a bad feeling about this"

“I have a bad feeling about this”

Ho avuto delle buone sensazioni riguardo a Rogue One: a Star Wars story dalla prima volta che ne ho sentito parlare. La storia di come l’Alleanza Ribelle è entrata in possesso dei piani della Morte Nera?
Biglietto e pop corn, grazie.
Perché è vero che Luke centra la dannatissima “luce di scarico” grazie alla Forza e ad Han Solo che gli leva i nemici dalla coda al momento giusto, ma solo perché qualcuno ha fatto il lavoro sporco per potergli dire dove tirare. Ed era anche ora di sentire la loro storia.

death-troopers

Rogue One, come impostazione, ha più in comune con un vecchio film di guerra che non con le due trilogie terminate e quella in corso. Abbassa lo sguardo dalla saga della famiglia Skywalker, con i suoi epici e tragici destini, a un momento della storia della galassia in cui la magia se n’è andata da tempo e la lotta all’Impero è una faccenda sporca di agguati, soffiate, rapimenti, esplosioni.
Ambientato pochi giorni prima dell’inizio del film del 1977, recupera il look “povero” e analogico delle ambientazioni, le acconciature anni settanta dei membri dell’Alleanza, addirittura alcune inquadrature di piloti di X-Wing dalla battaglia attorno alla Morte Nera.
Dove riesce decisamente bene è nel mettere fine a quasi quarant’anni di battute sulla Morte Nera, dando una dignità quasi epica a quella che sembrava una soluzione un po’ troppo facilona che Lucas in fase di scrittura aveva dato al problema “come faccio a fare vincere i miei eroi?”.
Su tutto il film pesa un po’ il sapere che dopo avere visto il primo montaggio la Disney ha ordinato tre settimane di rifacimenti di scene, che è una cosa abbastanza grossa e che vuol dire che una bella fetta del film è stata modificata rispetto all’idea iniziale (infatti nel primo trailer c’erano un paio di dialoghi assenti nella versione definitiva), ma l’effetto finale è comunque solido e convincente.
Come solida e convincente è l’atmosfera di “finirà malissimo” che permea tutto il film; la fotografia scura, gli scenari “vissuti”, i costumi sporchi e impolverati, la tecnologia fatta di pulsantoni, grosse luci e cavi a vista. Gli Stormtrooper continuano ad avere una mira abbastanza scarsa (a parte uno che manda a segno sette/otto colpi di seguito ma purtroppo tutti su un commilitone) ma sono tanti e sparano tantissimo, oltre a essere affiancati da altri corpi un po’ più efficienti, e per la prima volta sembrano una minaccia davvero tangibile non solo per dei poveracci poco armati.
C’è una bella battaglia spaziale, che contiene una delle scene più spettacolari che siano mai state infilate in uno Star Wars cinematografico.
Purtroppo, mancano un po’ i personaggi.
Galen Erso, nell’interpretazione dolente di Mads Mikkelsen, riesce a essere un eroe tragico il cui cammino si svolge però troppo in fretta (e per lo più fuori scena) per entrare davvero nella mitologia della saga, anche se il suo ruolo nei destini della galassia è tutt’altro che secondario. K-2S0, il robot imperiale riprogrammato dai ribelli, è forse l’unico di cui mi sia davvero importato qualcosa fino alla fine. Chirrut e Baze sono divertenti e la loro amicizia è molto ben rappresentata, ma sono delle figure convenzionali che fanno colore. Cassian Andor ha un filo di personalità in più, mentre il personaggio di Jyn Erso deve essere quello che più ha sofferto dei cambiamenti in corsa del film, perché l’ho trovata parecchio anonima (non aiuta il fatto che Felicity Jones mi sia sembrata monoespressione per tutto il film). Pilota imperiale disertore non pervenuto.
Forse, un party così composito avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio per amalgamarsi davvero bene insieme e fare uscire i singoli caratteri; ma siamo pur sempre all’interno di un franchise enorme, immagino che fumetti e romanzi arriveranno per espandere le storie dei personaggi più amati dal pubblico.

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Nonostante tutto, però, sono uscito dal cinema vagamente commosso e completamente soddisfatto.
Se Rogue One è il primo tentativo di sfruttare il mondo di Star Wars per raccontare storie di un tenore un po’ diverso da quello dei film della saga principale, mi sembra che si sia partiti con il piede giusto.
(Obbligatoria frecciata contro la trilogia prequel, che ho scoperto che c’è gente che si arrabbia molto: la scena alla fine con Darth Vader che fa Darth Vader come lo abbiamo sempre sognato nei nostri incubi peggiori dimostra che per far vedere quanto è potente e inumano un Sith non hai bisogno di farlo zompare per dei quarti d’ora).

SCHEDA FINALE
Comprerei il Funko Pop! di: K-2SO (a dire il vero è già nel carrello di Amazon)
Momento più epico: l’ariete
Curiosità: tutti a parlare di Moff Tarkin e Leia rifatti in digitale, ma nessuno che dica niente sul fatto che hanno trovato un’attrice per fare Mon Mothma che è identica a quella che la interpretava nel 1983
La morale del film è: se uno ti dice che un lavoro non vuole farlo, non farglielo fare per forza, che poi lo fa male
Una canzone il cui titolo spoilera tutto: questa

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Un pensiero su “Rogue One – una recensione (senza spoiler)

  1. Concordo quasi su tutto, solo sulla scarsa caratterizzazione dei personaggi non sono tanto d’accordo: Jyn non mi dispiace, anzi, mi sembra piuttosto credibile. Ma soprattutto Cassian mi ha convinto: è combattuto, deluso, sofferente e molto, molto incazzato. Un ottimo esempio di ribelle, secondo me.:)

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