Checkpoint Pasta – ebook gratuito

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Checkpoint Pasta è una storia che mi accompagna da tantissimo tempo. È una storia di guerra, ambientata immediatamente prima, durante e immediatamente dopo la “battaglia del pastificio” di Mogadiscio, il 2 luglio 1993.
Quando la scrissi, doveva essere il prologo di un’altra vicenda. Ho alcuni abbozzi di questo progetto, ma non l’ho mai completato (e nemmeno delineato bene). Checkpoint Pasta però funzionava anche da solo; anzi, forse è più efficace così.
L’avevo già messo online alcuni anni fa, ma ora che si parla della partecipazione dell’Italia a operazioni militari in una sua ex colonia ho avuto come un deja vu e ho pensato che fosse il momento buono per rimetterci mano. In realtà non è cambiato granché dalla versione precedente: ho aggiustato qualche frase, ridotto qualche “altierismo” davvero troppo di maniera, aggiornato le note in fondo al testo, preparato una copertina.
È una storia sporca e veloce, dove racconto la battaglia così come l’ho ricostruita dalle fonti dei militari italiani ma la contestualizzo secondo il principio del “pensare male”.

Buona lettura.

Checkpoint Pasta – PDF
Checkpoint Pasta – ePub
Checkpoint Pasta – Mobi (per Kindle)

Scrivere lo Spadaccino

 

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Enzo Cilenti, volto ufficiale dello Spadaccino.

Alcune cose che riguardano lo Spadaccino, scritte durante la revisione di Gatto e Libertà.

La prima storia dello Spadaccino è nata più o meno per gioco.
Era un periodo che stavo leggendo parecchie cose di Robert E. Howard in inglese, nelle belle edizioni Del Rey, e avevo voglia di provare di nuovo a scrivere qualcosa del genere, molti anni dopo aver smesso di produrre brevi fan fiction di Solomon Kane (che non linko perché oggi mi sembrano piuttosto deboli e non riesco a leggerle senza vederne i difetti e solo quelli). Ma siccome scrivere fan fiction è un vicolo cieco e l’idea era di avere qualcosa di buono abbastanza da potere essere venduto come ebook, ho deciso di tenere quell’estetica ma spostare un po’ di paletti per creare un personaggio che fosse più mio.
Cosa voleva dire tenere la linea delle storie di Solomon Kane?
Se avete visto il film con James Purfoy, ecco: quello non è Solomon Kane (del film parlai qui) e quelle non sono le atmosfere di Solomon Kane o della sword and sorcery in generale.
Sono molto grato a Davide Mana (scrittore, autore di giochi e blogger) per avere spiegato molto bene questa cosa in suo post: Continua a leggere

Delilah Dirk

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Quando si parla di storie, ho un debole per gli avventurieri; quei personaggi svelti di mente, di lingua e di mano, che si infilano in guai più grossi di loro da cui escono per il rotto della cuffia, spesso guadagnandoci solo di potere vivere la prossima avventura.
In fin dei conti, è quello che sto cercando di scrivere con lo Spadaccino; e prima ancora, Ruthven, il mio bardo mezz’elfo di AD&D era esattamente quel genere di personaggio.
Da qualche anno, il mio pantheon di riferimento di questi personaggi si è arricchito di una nuova presenza: Delilah Dirk.
Delilah è la protagonista di un fumetto scritto e disegnato da Tony Cliff, prima sul web e poi raccolto in volumi. inglese di madre greca, artista marziale (conosce ben 47 stili di combattimento, a mani nude e con le armi), acrobata, gran viaggiatrice e stimato membro di almeno tre corti regali (stando alle sue parole), vive all’inizio del XIX secolo e si guadagna da vivere facendo quello che fa un avventuriero: porta a termine delle missioni pericolose per conto di chi può permettersi di pagarla.

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In un mondo fumettistico popolato da eroine d’azione che sembrano uscite da un catalogo di biancheria intima, Delilah Dirk è una piacevole eccezione: è giovane e bella, certo, perché gli eroi son tutti giovani e belli, ma ha un viso irregolare (con un evidente “profilo greco”), una massa di capelli selvatici e il fanservice è ridotto ai minimi termini.
618S+7M1IPL._SY344_BO1,204,203,200_.jpgPer ora sono usciti due volumi: il primo, The Turkish Lieutenant, racconta l’incontro da Delilah e il suo co-protagonista Selim (già giannizzero del sultano, abilissimo preparatore di tè e, in generale, uomo poco portato per l’avventura). È una storia di avventura senza compromessi, che inizia a Istanbul e tiene un ritmo indiavolato per tutte le sue 180 pagine. Cliff viene dall’animazione e si vede nell’abilità di disegnare scene d’azione dinamiche e nel gusto per le espressioni dei personaggi. Il suo è un tratto molto “fumettoso”, che rende perfettamente il misto di azione e divertimento della storia, e che ben si sposa con una colorazione molto attenta.

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The King’s Shilling, il secondo volume uscito da poco, alza la posta in gioco ed è un tentativo di ampliare il mondo di Delilah e Selim, definendo meglio la protagonista. È una storia più lunga, con meno spunti comici rispetto alla prima, ma con una trama più densa e meglio strutturata; un romanzone d’avventura d’altri tempi, con qualche richiamo ai romanzi “alla Jane Austen”. Una bella prova, che dimostra che il personaggio ha parecchio da dire e si presta a scenari diversi.
Cliff ha già annunciato che uscirà un terzo volume; intanto, i primi capitoli di The Turkish Lieutenant The King’s Shilling sono leggibili gratuitamente.
C’è anche una storia breve, Seeds of good fortune, leggibile online.
L’immagine che apre l’articolo invece fa parte di una serie di stampe, visibili e ordinabili da qui.
Spero che prima o poi Delilah Dirk trovi un editore italiano (la vedrei bene nel catalogo di Bao); intanto, chi legge in inglese non se la lasci scappare!

Idee

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“Ma cosa ti salta in testa?”
“Micro-trolls, naturalmente”
(Dylan Dog 41, 
Golconda!)

“Ma dove prendi le idee?”
È probabilmente la domanda che chi scrive – o in generale si occupa di qualcosa di creativo, nel tempo libero o per lavoro – si sente rivolgere più spesso.
Da tempo si è sviluppata tutta una casistica di risposte più o meno spiritose e sarcastiche:

In the beginning, I used to tell people the not very funny answers, the flip ones: ‘From the Idea-of-the-Month Club,’ I’d say, or ‘From a little ideas shop in Bognor Regis,’ ‘From a dusty old book full of ideas in my basement,’ or even ‘From Pete Atkins.’ (The last is slightly esoteric, and may need a little explanation. Pete Atkins is a screenwriter and novelist friend of mine, and we decided a while ago that when asked, I would say that I got them from him, and he’d say he got them from me. It seemed to make sense at the time.)
Neil Gaiman

Risposte che poi, più seriamente, confluiscono tutte nel più onesto “arrivano”.
Effettivamente, è un concetto un po’ difficile da immaginare se non si ha questo tipo di forma mentis, ma per certe persone, chi più chi meno, è così. Ogni tanto, i tuoi neuroni vanno per i fatti loro, una sinapsi si attacca a un’altra, succedono alcune cose chimico-elettriche nel tuo cervello e, ops, ti trovi con qualcosa dentro la testa che prima non c’era.
Poi, certo, esistono dei trucchetti per stimolare questo fenomeno.
Il più efficace è quello di domandarsi “… e se?”.
Ha funzionato così con L’isola del Teschio (“… e se dei pirati fossero sulle tracce di un tesoro ma… (e a questo punto se avete letto la storia sapete quali sono i se, se non l’avete letta non vi rovinerò certo le sorprese)“, ha funzionato così con Gatto e Libertà (“… e se quel personaggio storico lì… (di nuovo, c’è chi sa e c’è chi ha la fortuna di poterlo ancora scoprire)“. Una volta con un amico abbiamo iniziato a domandarci “e se il G8 di Genova si fosse svolto a Paperopoli, coni personaggi dei fumetti Disney?”; il risultato è Paperino e Paperoga contro il G8.
Un buon “… e se?”, insomma, è come il granello di sabbia giusto in un’ostrica, attorno al quale si sviluppa una bella perla. O meglio, i cristalli di zucchero su un bastoncino che, se immersi nella giusta soluzione alla giusta temperatura, danno vita a formazioni bellissime (e buonissime)

Il problema, però, è che salvo casi fortunati, l’idea non ti arriva in testa nella forma di una storia compiuta dall’inizio alla fine. Più spesso, l’idea è un piccolo grumo di senso: può essere una frase, un’immagine, un personaggio, una situazione. Quasi mai è una trama che va da A a B e poi a C, magari fino a D per poi chiudersi elegantemente tornando ad A.
A questo punto entra in gioco un’altra capacità: quella di avere una piccola parte del cervello che, qualsiasi cosa tu stia facendo, lavora in background e rimugina su quello che hai a disposizione. Senza quasi che tu non te ne accorga, come un client torrent che scarica, magari a 4 kb/s un film enorme mentre tu fai dell’altro. E poi a un certo punto, TING!, ha fatto.
Questo per dire, per esempio, che ho capito come dovevo chiudere l’ultimo atto di Gatto e Libertà una sera, tornando dal lavoro, mentre scaricavo la bicicletta dal treno ed ero attento unicamente a come completare l’operazione senza ammazzare nessuno. E, nelle settimane precedenti, lo stesso era successo per diversi altri snodi della trama: a volte le soluzioni ti vengono in mente mentre scrivi, altre volte quasi da sole, mentre hai smesso di pensarci.
E, come dicevano quelli, è una specie di magia.

Incipit

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L’ultima volta che ho aperto un blog era il 2004.
Quel blog si chiamava (e si chiama ancora, anche se è passato da Splinder buonanima a WordPress) Buoni Presagi e nel corso della sua esistenza ha visto succedere diverse cose buffe. Probabilmente la più buffa di tutte è stata quando Wu Ming 1 ne ha citato un post in un saggio contenuto in New Italian Epic, pubblicato da Einaudi, perché mai mi sarei aspettato di finire citato in una discussione sulla letteratura italiana contemporanea.
A un certo punto, è successo anche che mi sono messo a pubblicare ebook sul Kindle Store. Ora: Buoni Presagi è un blog vecchia maniera, un fossile di un paio di stagioni fa della Rete, un minestrone personale di opinioni, recensioni, link, cose che mi sono successe, privo di una fisionomia vera e propria. È una sorta di memoria supplementare che mi aiuta a ricordare le cose che pensavo, che mi interessavano o che mi succedevano. In mezzo a quel caos, i post sugli ebook o sulla scrittura finiscono un po’ sacrificati. O sperduti.
Ora: per uno che pubblica ebook in proprio il blog, dicono gli esperti, è uno strumento fondamentale di promozione. Non che pensi di diventare ricco con quello che scrivo (e nemmeno di pagarmi chissà quale sfizio: con i ricavi di metà 2014 e tutto 2015 ci pago le bollette della luce di un anno, più o meno; e sono uno che sta attentissimo a risparmiare elettricità); però non c’è nulla di più triste di scrivere delle cose e vederle restare lì non lette.
Quindi, per farla breve. ho deciso di aprirmi il blog “da scrittore”, sperando che pure lui non rimanga lì non letto. E questo blog “da scrittore”, che volevo chiamare Paperback Writer ma era già preso, si chiama Dorso di carta.
Cosa ci troverete dentro?
Bella domanda.
L’idea è quella di avere uno spazio dove parlare di quello che scrivo, di come lo scrivo e di che rapporti ha con le cose che mi interessano. Non ho particolarità verità da rivelare al mondo, un po’ perché sono più o meno l’ultimo arrivato un po’ perché se sapessi il segreto per scrivere dei libri perfetti non lo rivelerei certo su un blog. Segreto che, tra l’altro, non esiste (è l’unica verità che credo si possa affermare senza timore di smentite).
Così su Dorso di carta ci saranno post che parlano di scrittura, di altri libri interessanti e, spero mi verrà concesso, di quello che scrivo.
Non mi azzardo nemmeno a ipotizzare una programmazione settimanale o cose del genere: so già che deraglierei alla prima settimana. Anche perché sarà già molto se riuscirò a fare un post alla settimana.
Però ci si prova, ecco.
Spero che ci divertiremo.